AugurAZZi!!!

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Festeggiamo pubblicamente con tutti voi il primo anno di vita!
Scrivendo al momento dalla Cina abbiamo seguito la tradizione locale. Secondo le antiche usanze asiatiche infatti ai bambini quando nascono si dà un appellativo temporaneo. Per il nome ufficiale  bisogna spettare qualche tempo, quando sarà  emerso qualche elemento sostanziale della personalità. 
Essendo rigorosamente “Made in China” Dementi & Portenti oggi, nel giorno del suo compleanno, riceve in regalo il nome proprio definitivo: AZZ! 
Si sa, i nomi creano sempre una qualche discussione tra parenti e amici… e noi non volevamo esser da meno! 
E il logo vi piace? Dalle nostre manine è uscito un cerchietto un po’ scentrato, a simboleggiare lo sconquasso che succede in famiglia quando dentro c’è un adolescente, un po’ come quando c’è un forte terremoto e l’asse della Terra si sposta di qualche grado. Ed infatti simboleggia anche un mondo, quello dell’adolescenza appunto, che ora affronteremo a 360 gradi, anzi dalla A alla Z, alla generazione Zeta, come vengono definiti dagli esperti i nati dalla metà degli anni ‘90 al 2010.
Ne avete uno in casa? AZZ!!! (Anche questa volta nel nome non potevamo sottrarci ad un po’ d’irriverenza! 🙂
Poi siccome le feste ci piacciono solo se son cariche di sorprese abbiamo impacchettato con l’aiuto di Giovanni, il nostro amico grafico, il sito con una veste nuova e variopinta, aggiungendo rubriche, fotografie, idee, e preziose collaborazioni. 
Lieti di annunciarvi infatti che dal prossimo mese, oltre ai dispacci di Gregorio, il giovane Inviato pigro,  avremo con noi anche Vittoria che con la nuova rubrica Pensieri urticanti punzecchierà i genitori dal suo punto di vista femminil-adolescente.
La neo nata rubrica Libera-mente contiene articoli seri, semi seri e decisamente faceti sulle esperienze che ruotano intorno al tema TEEN, scritti in maniera occasionale, ovvero senza una precisa cadenzialità poiché crediamo fortemente nel caos creativo!
Marzo è davvero un mese che si presta al caso nostro:
Segna la fine dell’inverno  che a noi della redazione piace ma siamo più tipi da infradito ad esser onesti.
Ospita la festa della donne che, al di là della commercializzazione, ci dà un altro motivo per celebrare le intelligenze femminili nell’universo, se poi ci regalate dei fiori cari figli siam ben contente.
Simbolicamente rappresenta tramite la primavera l’inizio della nuova vita adolescenziale.
Più di così?…. ed ora, godetevi la festa insieme noi! Non dimenticate di raccontare ai vostri amici di farci visita, più siamo più condividiamo, più impariamo!
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The “interviù”: Simona

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Simona: ha il piglio di una ragazzina vestita da mamma.
Sarà la combinazione data dal caschetto di capelli rossi, dalla manciata di lentiggini sulle guance, dallo sguardo allegro e curioso con cui affronta la giornata a fare di lei un’altra mamma davvero ben riuscita!
Se non è al lavoro dove analizza e monitora il territorio come architetto urbanista la si trova a sfonar torte in cucina, immersa nella trama di un film, con lo zaino in spalla insieme al marito a camminar per  le città dell’Europa, o placidamente accoccolata sul divano a spartir attenzione alle sue due pelosissime gatte Neve e Milla. Davvero il caso di dire “Nomen omen”.
Infatti proprio nella scelta di chiamare le sue feline così sta  il segreto per crescere tre figli con sapienza ed equilibrio: passeggiare sul manto bianco per ricaricarsi di energia in inverno e quando non è possibile…..bere molta camomilla!

Ecco la sua “Interviù”!

  • In quale momento hai compreso che l’infanzia dei tuoi figli era finita?
    Gabriele ha 18 anni. Un giorno eravamo in auto e gli ho dato la mano come faccio da quando erano piccoli e stavano dietro sui loro seggiolini. Un modo per coccolarli e salutarli. Un giorno ho chiesto a Gabriele di darmi la mano e mi sono accorta che stavo dando la mano ad un uomo.
    Noemi ha 14 anni ed è la gemella di Giorgio. Il giorno in cui mi ha chiesto se poteva mettersi un po’ di mascara per andare a scuola, faceva la seconda media.
    Giorgio ha 14 anni ed è evidentemente il gemello di Noemi. Dormiva nel letto a castello al piano di sopra, al mattino lo facevo sempre scendere tra le mie braccia, era l’occasione per il primo abbraccio; un mattino non ha più voluto… era diventato grande
  • Descrivi ciascuno dei tuoi figli in una frase:
    Gabriele è un ragazzo dolce, serio e talentuoso: canta, suona, recita, ha imparato senza sforzo l’inglese, scrive bene, ottima memoria… Attento agli altri, ha da sempre un gruppo di amici del cuore. Ha un forte senso della giustizia.
    Giorgio è molto sensibile, un po’ chiuso, è molto creativo,  disegna bene, è un ottimo calciatore, ha da sempre un gusto e un olfatto molto accentuati che lo guidano nella scelta dei cibi. Ha un suo stile personale nel vestire.
    Noemi è una ragazza solare, sempre allegra e sorridente, molto socievole e aperta. Fa amicizia con tutti. E’ molto esigente con se stessa e con gli altri. Sportiva e giocherellona. Cerca sempre di fare in modo che tutti siano contenti intorno a lei.
  • Qual’è la cosa che fanno regolarmente e ti fa più arrabbiare di loro?
    Le cose per cui ci arrabbiamo maggiormente sono quelle per cui vengono sgridati ogni volta, ma sono completamente sordi alle nostre richieste. Ecco qui in estrema sintesi.
    Gabriele mangia in sala in nostra assenza – luogo in cui è vietato mangiare. Al nostro rientro troviamo sempre accanto al divano le tracce di questi suoi “spuntini”: piatti, bicchieri, bottiglie di bibita e cartocci di cibo immancabilmente vuoti 😉
    Giorgio a ora di cena commenta con frasi poco gentili quanto io ho cucinato: “che schifo, io non lo mangio, ma non c’è niente da mangiare”. Il motivo? Giorgio vorrebbe mangiare sempre e solo le cose che gli piacciono. Ma per sua sfortuna io continuo a cucinare cibi sempre diversi. Io proseguo per la mia strada e lui – evidentemente – con i suoi commenti per la sua 😉
    Noemi si cambia più volte al giorno e in casa è sempre vestita bene come se dovesse uscire… e dire che da sempre io e Sergio appena arrivati a casa ci cambiamo e indossiamo una tuta… forse non se n’è mai accorta 😉
  • Quale la cosa che ti fa più piacere?
    Gabriele è molto attento al mio umore e mi vuole sempre felice, se non lo sono si preoccupa e mi chiede cosa c’è che non va. Nei mesi in cui è stato in Canada per studiare questa è stata la cosa che mi è mancata di più.
    Giorgio è il più coccolone dei tre. Adora farsi accarezzare, massaggiare o come dice lui farsi fare le “grattatine” alla schiena. Gli dico sempre che la sua futura moglie dovrà essere all’altezza di questo impegnativo compito 😉
    Noemi adora stare di famiglia, tutti insieme: a guardare un film, a parlare, a giocare. Vuole che tutti stiano bene e siano felici e poi l’importante è stare tutti insieme.
  • Quando ti capita di vedere in loro gli stessi atteggiamenti  di quando erano piccoli?Gabriele da sempre adora la musica. La sua prima passione sono state le canzoni della Melevisione; oggi in casa non c’è mai silenzio, o sta cantando, o sta suonando, o c’è musica sul telefono.
    Giorgio da piccolo piangeva in modo forte e rabbioso; ora, quando qualcosa non va come vuole lui, ha scatti di ira, alza la voce e lancia improperi a tutti, senza eccezioni. Noemi quando era piccola si sporcava orrendamente mangiando. Abbiamo foto di lei con pappa ovunque. Anche ora non c’è pasto in cui non versi qualcosa: un bicchiere, un piatto, una salsa…
  • Quando ti capita di veder in loro quei segni che sono i germogli dell’età adulta?Gabriele parla spesso di politica, discute sui fatti del mondo e non si accontenta di ascoltare le posizioni degli altri ma approfondisce con proprie letture.
    Giorgio non si lascia condizionare da noi, vuole fare la sua strada, si arrabbia se non lo ascoltiamo con attenzione.
    Noemi parla e si confronta sulle situazioni di ingiustizia che la fanno soffrire, sceglie la sua strada e la segue.
  • Le grandi liti sono dovute a…
    Se non ricevono ascolto, se cerchiamo di influenzare le loro scelte, se li sgridiamo per lo studio o il mancato impegno, ci dicono che sono grandi e sanno loro come organizzarsi…
  • Il modo migliore per rappacificarsi è…
    Ascoltare ed essere ascoltati. Alla fine si possono avere pareri diversi ma se c’è ascolto e rispetto allora ci si sente tutti amati e torna la pace.
  • Da piccoli dicevano sempre:
    Gabri – “Succo, tette e Melevisione” era il massimo che si potesse avere: il biberon pieno di succo, le mani tra le poppe di mamma e alla tele Tonio Cartonio!
    Noemi – “Pancia Punc” era il nome della danza guerriera che faceva in mezzo al ‘campo da calcio’ domestico in mansarda dove i fratelli e il papà cercavano di giocare.
    Giorgio – “Non vedo Billo!” un modo geniale di dire che era buio in stanza tanto da non riuscire a vedere il suo orsacchiotto nel letto e non dire che aveva paura.
  • Ora dicono sempre:
    Gabri: “Siete fastidiosi” se appena litighiamo un po’
    Noemi: “Guardiamo un film tutti insieme?”
    Giorgio: “Noemi stai zitta” modo affettuoso per dire alla sorella che le vuole bene
  • Appena transitati nell’età adulta ti aspetti che diranno:
    Gabri: “Dove sono le chiavi dell’auto?”
    Noemi: “Dove sono le chiavi dell’auto? Non le avrà mica prese Gabriele??”
    Giorgio: “Dove sono le chiavi dell’auto? Non le avranno mica prese Gabriele o Noemi????”
  • Il vostro we in quattro righe
    Un delirio di accompagnamenti: in diurna a partite di calcio, scout, appuntamenti con gli amici; in notturna al recupero da qualche serata fuori. Tempo speso a cercare di ripristinare un minimo di ordine in casa: tra borsoni di calcio, abiti, scarpe, libri di scuola,…
  • Cosa ti auguri per loro, che sogni speri possano realizzare?
    Per Gabri che sappia trovare un lavoro che possa appagare la sua fame di giustizia.
    Per Noemi che incontri amiche/sorelle in grado di sostenerla e amarla sempre.
    Per Giorgio che possa esprimere la sua creatività arricchendo e portando bellezza nel mondo.
  • Ci regali un saluto?
    Essere madri/padri di adolescenti è un percorso difficile ma entusiasmante.
    Sono sicura che questi anni lasceranno in noi lo stupore di aver visto crescere i nostri uomini e donne e averli visti diventare speciali ma diversi da come noi li avevamo ‘pensati’.
    Ed è proprio questo ad essere fantastico.
    I nostri figli – se abbiamo lavorato bene – saranno autentici, autonomi e sapranno esplorare il mondo con tutta la loro unicità.
    Vi abbraccio tutte/tutti.

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Alessandra

Eccomi qui, ad una festa di carnevale degli anni ’80.
Costume da sciantosa, questa foto rappresenta proprio come vedevo il mondo allora: feste, risate, amici.
Sciantosa con un cuore rock, aspettavo che mettessero i Rolling Stones o Tina Turner, che erano le mie passioni, per ballare scatenata.
Col gruppone di amiche si usciva tutte insieme e immaginavamo che il futuro sarebbe stato sempre così, con i nostri pensieri di indipendenza e libertà da qualunque vincolo.
Ci sembrava di essere molto moderne, ma se confronto gli orari e la libertà che hanno adesso gli adolescenti noi eravamo delle santarelle.
Io partecipavo a tutto quello che era creativo: corsi di teatro, pittura, decorazione, che probabilmente mi aiutavano nei momenti di crisi cosmica adolescenziale.
Devo dire comunque che ancora adesso, vergognandomi un po’, quando sento quelle vecchie canzoni ballo ancora come allora…
Breve bio: Alessandra è indubbiamente la più invidiata di tutte le amiche.
L’espressione dolce del volto e i tratti giovanili le sono rimasti cuciti addosso tali e quali nonostante per tutte noi sia accaduto un mutamento cutaneo. Non sempre in meglio. Essendo simpatica e gentile ahimè non si può non volerle bene.
Creativa, allegra e flessibile come un tempo, oggi mette in campo le sue doti con due ragazzi pieni di adolescenza, il mestiere di architetto, mille hobby ed un marito che per lavoro ha sempre viaggiato molto.
Pare che come madre, anche lei, sappia urlare come una belva, ma noi, facendo uno sforzo e pensandola preda di un raptus, non possiamo che immaginarcela tutt’al più mentre canta a squarciagola “I can’t get no satisfaction”!

 

Epopea nello spazio… del divano (di Gregorio, l’inviato pigro)

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Ebbene si, ogni qualvolta si parli di adolescenti si finisce con l’accennare alla povera bestia della quale loro sono i parassiti: il divano. Ma la realtà è ben diversa e l’errore dei profani (o degli adulti) è quello di considerare il divano, il sofà, un ammasso di piume d’oca accuratamente celate all’interno di stoffa lisa e buttate su una scricchiolante intelaiatura in legno, come un semplice membro della tappezzeria da salotto. In questo dispaccio de L’inviato pigro andremo a scoprire i segreti di questa entità ormai dimenticata dal Popolo che Dorme (o dagli adulti).

0925467 Warning Nota di programmazione: da questo punto di non ritorno in avanti il divano prenderà il nome in codice di “Tana”.

La Tana sembra un arredo a prima vista, ma se ci si siede sopra con la giusta inclinazione e con lo spirito votato al nullafacentismo cronico essa rivelerà la sua vera natura. Il Grande Antico, Ctulhu per gli adepti, creò millenni or sono dei portali tra la terra e il suo regno ultradimensionale, e scelse come piattaforme privilegiate proprio i divani. Egli crebbe nel tempo nutrendosi di tutto ciò che cade in questi portali invisibili agli umani, dai calzini abbandonati sotto i cuscini e mai più ritrovati, agli avanzi di patatine e popcorn che cadevano nelle fessure. Un giorno provò a mangiare gli stessi adolescenti, ma si rese presto conto che a lungo andare non sarebbe rimasto alcun adepto per onorarlo e decise di tornare agli snack e agli auricolari. Questa dieta ipercalorica gli ha permesso di centuplicare la sua massa corporea e il suo potere, e presto sarà in grado di uscire dalla dimensione in cui è imprigionato per conquistare la Terra e monopolizzare il settore delle vendite dei concerti degli One Direction. Eminenti studiosi ipotizzano addirittura una sua futura candidatura alle elezioni americane. Nei tempi passati la Terra era piena di paladini pronti a ergersi contro di lui, come le nonne e le madri, ma la determinazione di noi giovani ha avuto la meglio. Io stesso affermo con grande soddisfazione personale di aver onorato Ctulhu con le migliori offerte sul mercato: carte da briscola usurate ma reduci di grandi partite a scopone scientifico, smartphone precipitati giù tra le fessure della Tana in modalità silenziosa, biglie e dadi fortunati, interi pacchetti di mikado al cioccolato bianco, cartoline delle Hawaii e  di carta farciti del suo cibo preferito, ovvero il bacillococcus febbralis.

Come ricompensa, egli donò a noi giovani armi potentissime e mutazioni che hanno favorito la nostra evoluzione ad uno stadio di esseri superiori e dai grandi poteri mentali.

Il primo privilegio da lui assegnatoci fu un’armata di acari della polvere che ricopre il nostro corpo e divora qualsivoglia virus o organismo infetto. Presto capimmo che, pur garantendoci un’aspettativa di vita più elevata, egli debellò con la sua donazione le malattie che ci avrebbero permesso di saltare la scuola. Fanno eccezione gli adepti affetti da allergia alla polvere, che lo ringraziarono donandogli i termometri a mercurio che, nel frattempo, erano stati sorpassati da quelli digitali. Per quanto riguarda le mutazioni, egli intimò al divano di creare curve e fosse sulla sua superficie, in modo da modificare le nostre colonne vertebrali e renderci più temibili di Terminator grazie alla calcificazione delle nostre articolazioni.

Per finire, in nome del Grande Antico, rendo pubblica la locazione e l’aspetto del più grande portale a lui dedicato, il portale da cui egli uscirà una volta pronto, per prendere le redini della Terra… e dei concerti degli One Direction. Esso si trova presso la contea di Springfield. Il suo custode e guardiano è Homer Simpson.

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Marco

Che poi l’adolescenza è mica una cosa facile, non è una malattia con un inizio e una fine. O meglio, se un inizio ce l’ha, non si può dire che abbia una fine certa. Per noi maschi medi, il mantenimento a tempo indeterminato di caratteristiche tipiche dell’adolescenza, permane fino a che non tiriamo gli ultimi. Magari, per esperienza, abbiamo capito che non ci dobbiamo fare accorgere, che non sta bene guardare con ostentazione tutti i culi di genere femminile che ci circondano. Ma lo facciamo di nascosto, si sappia.
Noi siamo come l’agente segreto che entra in un locale e registra tutte le uscite e le persone pericolose. Dopo cinque minuti in un posto, sappiamo taglia/forma e ubicazione rispetto al bancone, altro punto di riferimento, di ogni culo presente. Ed è per questo che se un mio collega maschio medio mi chiede “Scusa, sai dov’è il bagno?”. Io risponderò “A ore 3, dietro la 42/mandolino”. E lui capirà.
Ci piace anche fantasticare, ma non mi sento di dare spiegazioni. È roba che solo un sedicenne potrebbe capire.
Breve bio: c’è solo un aggettivo che ci viene in mente per lui: creativo.
Artista e scrittore. Mooooostruosamente modesto. Di quella modestia di cui solo i veri talentuosi si sanno rivestire. Scongiurato a destra e a manca perché si decida finalmente a scrivere un libro, nel dubbio noi ci siamo già prenotate una copia della prima edizione con dedica autografata. Ma se intanto volete sbirciare qualcosa della sua arte cliccate qui http://piratevision.jimdo.com/ e speriamo che non si arrabbi per la soffiata. Sssshhh!!!

Liberamente tratto da “Gli sdraiati”

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(Non è stato difficile trovare un modello per l’illustrazione, ci è bastato girare lo sguardo verso il divano di casa…)

Eccola qui una delle nostre pagine preferite. E’ un piccolo gioiello.

Leggetela con calma e non perdetevi nessun dettaglio, assaporate ogni suono ed ogni odore. Immaginate di essere seduti nel salotto di casa di Michele Serra, mettetevi comodi…

Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, non eri in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni. 

Devo essere rimasto lì a guardarti un minuto buono. Cercando un capo e una coda in quel groviglio iperconnesso. A un certo punto ti sei accorto della mia presenza. Non ti sei voltato, hai mantenuto occhi e orecchie sui tuoi terminali e hai continuato a digitare. Ma hai sentito il bisogno di dirmi qualcosa, o meglio di biascicarmelo perché non potevi o non volevi sollevare più dello stretto indispensabile la mandibola accasciata sul petto. E di questo qualcosa ti sono grato: primo perché mi hai rivolto la parola, secondo perché hai diradato almeno per qualche giorno i miei presagi sull’inarrestabile degrado dell’umanità.

Mi hai detto: -E’ l’evoluzione della specie.

Vi è piaciuta? Io non ne ho mai abbastanza quando la leggo!

E se anche voi avete avuto la stessa sensazione… allora non potete perdervi questo appuntamento del Gruppo Abele: Michele Serra che leggerà dal vivo!

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Se volete saperne di più cliccate qui.

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Sandra

Sono quella io? Non una ma due vite fa. Faccio fatica a riconoscermi eppure sì, sono io! Mi piacevano Matt Dillon, per la verità più Ralph Macchio, Vasco, i Pink Floyd ma anche l’arte…  unica vera superstite negli anni.
Non volevo avere figli. Volevo essere libera, stretta solo al fidanzato del tempo. Talmente legata da mettermi assieme a lui una catena di ferro attorno al collo, chiusa con un lucchetto le cui chiavi lanciammo nel Po. Bella idea, precursori del tempo e delle mode… grazie a Dio avevo genitori moderni io, ex sessantottini: mia madre dovette portarci dal fabbro per ridarci la nostra libertà. Se la sua lo avesse saputo il collare glielo avrebbe fatto col segno della mani sul collo!
Mi chiamavano Sicca perché tutti noi amici avevamo un soprannome ed io ero proprio così, alta e secca.

Breve bio: oggi Sandra è mamma di tre creature, amatissime, per le quali cerca a sua volta di essere moderna anche se ora il soprannome si è mutato in “vecchia”! L’arte le è rimasta appiccicata addosso, è felicemente sposata con un amore che dura da più di 20 anni. No, non è lo stesso della catena perché questo non ha bisogno di imprigionarla.

(E se volete sapere qualcosa in più della sua arte potete andarla a trovare su http://www.facebook.com/raffinieditoriallab)

Educazione spartana… torna con il tuo smartphone o sopra di esso*

– Parte prima –

evoluzione

Le ore si susseguono una dopo l’altra, lente in modo offensivo per qualunque studente che si rispetti. Il moto del pendolo, descritto con ampi passaggi alla lavagna mi fa sorgere una domanda: sono io che mi annoio al banco senza un motivo  o è una caratteristica innata della prestigiosa casta a cui appartengo…gli adolescenti?

200.000 anni fa: Mammut, scuola di vita
Nelle vallate della Germania preistorica, quando lo smartphone sarebbe diventato un comodo attrezzo da cucina (mi vengono in mente il pestello e lo sbatti-carne), arrivava quel momento che, se rimasto in vigore tutt’ora, avrebbe anticipato la beat generation di almeno 350 anni: prendi la lancia e vai a caccia. Adesso non si pensi che fosse tutta questa pacchia poter impersonare Rambo nelle innevate foreste del Paleolitico. Uno può fare lo spaccone quanto vuole con una lancia in mano ma poi lo vede da solo che la tigre dai denti a sciabola che sta correndo verso di lui non ha proprio quell’espressione così espansiva e amichevole.

Tant’è che i Preistoric Teens dovettero sviluppare alcune tecniche venatorie professionali…o non proprio:

  • La mossa “Opossum Dott.House”: il fanciullo si fingeva morto o affetto da qualche malattia, come l’influenza mammuttina  o il morbo di Cro-Magnon, in modo da attirare il predatore con il consumo di meno calorie possibili.
  • La mossa “Sborone a.C.”: il cacciatore pubescente, armato con lancia e  torcia, correva incontro all’animale con fare serio e con una buona dose di sex appeal, sperando di impressionare la fauna locale con le sue movenza alla John Travolta. Spesso questa tecnica era relegata alle situazioni più disperate, fino a quando non scoprirono che i predatori più che scappare morivano dal ridere…letteralmente.
  • La mossa “Lo faccio domani”: per tutti gli antropologi la più diffusa al tempo dell’Homo Sapiens Sapiens, essa consisteva nel fingersi ammalati per non andare a caccia, soprattutto durante gli esami di fine Era Glaciale, quando i veterani professori chiedevano ai ragazzi di cacciare Mammut albini e Tigri dai denti a sciabola affette da idrofobia e sotto effetto di birre a lunga fermentazione.

– Gregorio, alza quelle chiappe molli dalla sedia e traslati alla lavagna per l’interrogazione di fisica, immediatamente! Prendi la calcolatrice e vai a far di conto!-, esclama la prof.

Oh no, e adesso che faccio? Pensa pensa pensa… ci sono! Opterò per l’“Opossum Dott.House”: classico, pulito, senza onta per la mia casata. Ma domani cercherò di simulare una colite nervosa di tutto rispetto, così rimango a casa.

– Fine parte prima –

*Alcune note:

-Per il titolo ho deciso di adottare una frase spartana riadattandola ai tempi: in origine era “Torna con il tuo scudo o sopra di esso”, ovvero torna vincitore o morto.
-Qualunque riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Il professore è frutto di immaginazione…forse. Non indagate.

                                                                          Gregorio, l’inviato pigro