Liberamente tratto da “Gli sdraiati”

1055_001
(Non è stato difficile trovare un modello per l’illustrazione, ci è bastato girare lo sguardo verso il divano di casa…)

Eccola qui una delle nostre pagine preferite. E’ un piccolo gioiello.

Leggetela con calma e non perdetevi nessun dettaglio, assaporate ogni suono ed ogni odore. Immaginate di essere seduti nel salotto di casa di Michele Serra, mettetevi comodi…

Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, non eri in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni. 

Devo essere rimasto lì a guardarti un minuto buono. Cercando un capo e una coda in quel groviglio iperconnesso. A un certo punto ti sei accorto della mia presenza. Non ti sei voltato, hai mantenuto occhi e orecchie sui tuoi terminali e hai continuato a digitare. Ma hai sentito il bisogno di dirmi qualcosa, o meglio di biascicarmelo perché non potevi o non volevi sollevare più dello stretto indispensabile la mandibola accasciata sul petto. E di questo qualcosa ti sono grato: primo perché mi hai rivolto la parola, secondo perché hai diradato almeno per qualche giorno i miei presagi sull’inarrestabile degrado dell’umanità.

Mi hai detto: -E’ l’evoluzione della specie.

Vi è piaciuta? Io non ne ho mai abbastanza quando la leggo!

E se anche voi avete avuto la stessa sensazione… allora non potete perdervi questo appuntamento del Gruppo Abele: Michele Serra che leggerà dal vivo!

14670607_1331222880253611_5839295183737481784_n

Se volete saperne di più cliccate qui.

Educazione spartana… torna con il tuo smartphone o sopra di esso*

– Parte prima –

evoluzione

Le ore si susseguono una dopo l’altra, lente in modo offensivo per qualunque studente che si rispetti. Il moto del pendolo, descritto con ampi passaggi alla lavagna mi fa sorgere una domanda: sono io che mi annoio al banco senza un motivo  o è una caratteristica innata della prestigiosa casta a cui appartengo…gli adolescenti?

200.000 anni fa: Mammut, scuola di vita
Nelle vallate della Germania preistorica, quando lo smartphone sarebbe diventato un comodo attrezzo da cucina (mi vengono in mente il pestello e lo sbatti-carne), arrivava quel momento che, se rimasto in vigore tutt’ora, avrebbe anticipato la beat generation di almeno 350 anni: prendi la lancia e vai a caccia. Adesso non si pensi che fosse tutta questa pacchia poter impersonare Rambo nelle innevate foreste del Paleolitico. Uno può fare lo spaccone quanto vuole con una lancia in mano ma poi lo vede da solo che la tigre dai denti a sciabola che sta correndo verso di lui non ha proprio quell’espressione così espansiva e amichevole.

Tant’è che i Preistoric Teens dovettero sviluppare alcune tecniche venatorie professionali…o non proprio:

  • La mossa “Opossum Dott.House”: il fanciullo si fingeva morto o affetto da qualche malattia, come l’influenza mammuttina  o il morbo di Cro-Magnon, in modo da attirare il predatore con il consumo di meno calorie possibili.
  • La mossa “Sborone a.C.”: il cacciatore pubescente, armato con lancia e  torcia, correva incontro all’animale con fare serio e con una buona dose di sex appeal, sperando di impressionare la fauna locale con le sue movenza alla John Travolta. Spesso questa tecnica era relegata alle situazioni più disperate, fino a quando non scoprirono che i predatori più che scappare morivano dal ridere…letteralmente.
  • La mossa “Lo faccio domani”: per tutti gli antropologi la più diffusa al tempo dell’Homo Sapiens Sapiens, essa consisteva nel fingersi ammalati per non andare a caccia, soprattutto durante gli esami di fine Era Glaciale, quando i veterani professori chiedevano ai ragazzi di cacciare Mammut albini e Tigri dai denti a sciabola affette da idrofobia e sotto effetto di birre a lunga fermentazione.

– Gregorio, alza quelle chiappe molli dalla sedia e traslati alla lavagna per l’interrogazione di fisica, immediatamente! Prendi la calcolatrice e vai a far di conto!-, esclama la prof.

Oh no, e adesso che faccio? Pensa pensa pensa… ci sono! Opterò per l’“Opossum Dott.House”: classico, pulito, senza onta per la mia casata. Ma domani cercherò di simulare una colite nervosa di tutto rispetto, così rimango a casa.

– Fine parte prima –

*Alcune note:

-Per il titolo ho deciso di adottare una frase spartana riadattandola ai tempi: in origine era “Torna con il tuo scudo o sopra di esso”, ovvero torna vincitore o morto.
-Qualunque riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Il professore è frutto di immaginazione…forse. Non indagate.

                                                                          Gregorio, l’inviato pigro