Viktorio

Schermata 2016-09-05 a 18.22.32

Fine giugno. In Inghilterra per la prima volta.
Mia nipote al telefono mi aveva avvertita, zia fa freddo portati un maglione. Io, parente malefica, ho pensato, la solita bambina freddolosa.
Invece aveva ragione, mi sono messa addosso tutto quello che avevo nel borsone. O meglio, metto e tolgo strati come una pazza.

Dopo aver visto un po’ di tradizionali luoghi turistici, preso il tè delle cinque e scattate rigorosamente le foto ricordo, l’ultimo giorno visita guidata di un campus universitario nel mezzo della campagna inglese. Bellissime nuvolone bianche fino all’orizzonte.

Punto di partenza è la piazza centrale dell’università. Genitori e ragazzi di ogni genere e tipo. Cielo terso, quei raggi di sole che ti pungono, togli la sciarpina. Breve presentazione di un’insegnante allegra e squillante, che poi divide sommariamente a gruppetti i suoi ascoltatori per far proseguire la visita in giro per il campus. Ogni gruppo è guidato da uno studente dell’università, maglietta nera e targhetta con nome e cognome.

Il nostro cicerone leggo che si chiama Viktorio, il cognome come un codice fiscale, non saprei proprio a quale lingua o paese ricondurlo. Lui è un ragazzone. Capelli e occhi neri come la maglietta che indossa. Se avesse tre anni lo definiresti un patatone, ma poichè ha già finito il secondo anno all’univeristà… beh allora direi un gigante buono o un orso bruno.

Nel gruppo una dozzina di adolescenti, qualche papà ed un’altra mamma oltre a me.

Quando il nostro eroe comincia a parlare…. cioè, comincia a cercare di parlare, tutti, indifferentemente dall’età rimaniamo sbigottiti. Il dono dei ciceroni dovrebbe essere la loquacità, no?
Lui decisamente no, il dono non ce l’ha. Ogni parola si incastra lì prima di uscire, e poi faticosamente scivola fuori, e si dovrebbe incolonnare a quella uscita precedentemente per alimentare quel meccanismo che si chiama formare una frase; ma è passato così tanto tempo dalla parola precedente, che chi se la ricorda più.
Inizia a piovere. Eravamo talmente presi dal filo della frase, perché dire “del discorso” questa volta è proprio una parola grossa, che non ci siamo neanche accorti che erano arrivate nuove nuvole, belle nere anche loro. Mettiti la giacchetta.

Il povero Vik se alza il braccio per indicarci una direzione deve interrompere il tentativo di partorire parole, perché due cose insieme proprio non si fanno. Tutti al riparo, piove più forte. Intanto gli altri gruppi ci hanno già superato da un bel pezzo, cinguettando veloci in mezzo ai vari edifici. To’! Un raggio di sole. Che caldo con ‘sto maglione.

Il nostro eroe pare leggermente più spedito.
Le proviamo tutte per farlo sentire più a suo agio, noi mamme. Perchè non importa da che paese vieni, ma l’istinto è sempre l’istinto. Se sapessimo dove stanno sta benedetta mensa e il teatro, lo diremmo noi così volentieri al posto tuo caro Viktorietto. Così, velocemente, agitando istericamente le nostre braccette, che tanto siamo abituate a girare l’impasto della torta e contemporaneamente con la testa piegata ci inchiodiamo il cellulare alla spalla e riusciamo a spettegolare delle mezze ore senza interruzioni. La contemporaneità è il nostro mestiere.
E invece siamo lì che pendiamo dalle sue labbra e tribolate aneliamo all’uscita della prossima parola.

Uuuh che vento forte adesso! Rimettiti ‘sta sciarpina. E poi che ero malefica l’avevo già scritto nelle prime righe, giusto per rinfrescare la memoria, lo sottolineo.
In questa università non faranno mai esami orali, solo scritti, penso. L’amico Vik ha finito il secondo anno, sarà sicuramente forte nella composizione. Già mi sono pentita di averlo pensato, ma è più forte di me. Uffa piove di nuovo, anche più forte, il cielo completamente nero.

Lentamente andiamo avanti, ma tutto migliora, noi ci abituiamo un po’, qualche esercizio zen fa sempre bene. Ma chi l’aveva detto poi che la visita dovesse durare poco. Cicerone ci prende un po‘ la mano e inizia a tirare fuori il suo sarcasmo, su tutte le cose ha un punto di vista un po‘ inusuale, e poi fa una risata timida, troppo tenero. Uuuuh che bel cielo blu adesso, presto in maniche corte che si crepa dal caldo!

Ultima tappa, in questa piazzetta, da cui si possono vedere diverse facoltà…. fulmini e saette, corriamo tutti nell’atrio.

Il mitico Viktorio si scusa se la visita dobbiamo concluderla così dentro ad un palazzo invece che nel giardino, è proprio un peccato e conclude così: today the weather is moody, very much teenlike. Oggi il tempo è lunatico, molto simile ad un adolescente.

Viktorio ti adoro!!!

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