Viktorio

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Fine giugno. In Inghilterra per la prima volta.
Mia nipote al telefono mi aveva avvertita, zia fa freddo portati un maglione. Io, parente malefica, ho pensato, la solita bambina freddolosa.
Invece aveva ragione, mi sono messa addosso tutto quello che avevo nel borsone. O meglio, metto e tolgo strati come una pazza.

Dopo aver visto un po’ di tradizionali luoghi turistici, preso il tè delle cinque e scattate rigorosamente le foto ricordo, l’ultimo giorno visita guidata di un campus universitario nel mezzo della campagna inglese. Bellissime nuvolone bianche fino all’orizzonte.

Punto di partenza è la piazza centrale dell’università. Genitori e ragazzi di ogni genere e tipo. Cielo terso, quei raggi di sole che ti pungono, togli la sciarpina. Breve presentazione di un’insegnante allegra e squillante, che poi divide sommariamente a gruppetti i suoi ascoltatori per far proseguire la visita in giro per il campus. Ogni gruppo è guidato da uno studente dell’università, maglietta nera e targhetta con nome e cognome.

Il nostro cicerone leggo che si chiama Viktorio, il cognome come un codice fiscale, non saprei proprio a quale lingua o paese ricondurlo. Lui è un ragazzone. Capelli e occhi neri come la maglietta che indossa. Se avesse tre anni lo definiresti un patatone, ma poichè ha già finito il secondo anno all’univeristà… beh allora direi un gigante buono o un orso bruno.

Nel gruppo una dozzina di adolescenti, qualche papà ed un’altra mamma oltre a me.

Quando il nostro eroe comincia a parlare…. cioè, comincia a cercare di parlare, tutti, indifferentemente dall’età rimaniamo sbigottiti. Il dono dei ciceroni dovrebbe essere la loquacità, no?
Lui decisamente no, il dono non ce l’ha. Ogni parola si incastra lì prima di uscire, e poi faticosamente scivola fuori, e si dovrebbe incolonnare a quella uscita precedentemente per alimentare quel meccanismo che si chiama formare una frase; ma è passato così tanto tempo dalla parola precedente, che chi se la ricorda più.
Inizia a piovere. Eravamo talmente presi dal filo della frase, perché dire “del discorso” questa volta è proprio una parola grossa, che non ci siamo neanche accorti che erano arrivate nuove nuvole, belle nere anche loro. Mettiti la giacchetta.

Il povero Vik se alza il braccio per indicarci una direzione deve interrompere il tentativo di partorire parole, perché due cose insieme proprio non si fanno. Tutti al riparo, piove più forte. Intanto gli altri gruppi ci hanno già superato da un bel pezzo, cinguettando veloci in mezzo ai vari edifici. To’! Un raggio di sole. Che caldo con ‘sto maglione.

Il nostro eroe pare leggermente più spedito.
Le proviamo tutte per farlo sentire più a suo agio, noi mamme. Perchè non importa da che paese vieni, ma l’istinto è sempre l’istinto. Se sapessimo dove stanno sta benedetta mensa e il teatro, lo diremmo noi così volentieri al posto tuo caro Viktorietto. Così, velocemente, agitando istericamente le nostre braccette, che tanto siamo abituate a girare l’impasto della torta e contemporaneamente con la testa piegata ci inchiodiamo il cellulare alla spalla e riusciamo a spettegolare delle mezze ore senza interruzioni. La contemporaneità è il nostro mestiere.
E invece siamo lì che pendiamo dalle sue labbra e tribolate aneliamo all’uscita della prossima parola.

Uuuh che vento forte adesso! Rimettiti ‘sta sciarpina. E poi che ero malefica l’avevo già scritto nelle prime righe, giusto per rinfrescare la memoria, lo sottolineo.
In questa università non faranno mai esami orali, solo scritti, penso. L’amico Vik ha finito il secondo anno, sarà sicuramente forte nella composizione. Già mi sono pentita di averlo pensato, ma è più forte di me. Uffa piove di nuovo, anche più forte, il cielo completamente nero.

Lentamente andiamo avanti, ma tutto migliora, noi ci abituiamo un po’, qualche esercizio zen fa sempre bene. Ma chi l’aveva detto poi che la visita dovesse durare poco. Cicerone ci prende un po‘ la mano e inizia a tirare fuori il suo sarcasmo, su tutte le cose ha un punto di vista un po‘ inusuale, e poi fa una risata timida, troppo tenero. Uuuuh che bel cielo blu adesso, presto in maniche corte che si crepa dal caldo!

Ultima tappa, in questa piazzetta, da cui si possono vedere diverse facoltà…. fulmini e saette, corriamo tutti nell’atrio.

Il mitico Viktorio si scusa se la visita dobbiamo concluderla così dentro ad un palazzo invece che nel giardino, è proprio un peccato e conclude così: today the weather is moody, very much teenlike. Oggi il tempo è lunatico, molto simile ad un adolescente.

Viktorio ti adoro!!!

Non era colpa mia

Questa settimana abbiamo preso in prestito un post da uno dei nostri blog preferiti: purtroppo.
No, non è che vogliamo essere pessimiste…. il blog si chiama proprio “purtroppo”! 
Genitori, figli, contrasti…. tutto affrontato con la saggia ironia di Simone Magnani:

Con i figli che crescono così velocemente spesso le questioni si complicano. Mi trovo a sedare lotte poco olimpiche, fronteggiare scuse dell’ultimo minuto per evitare piscina o scuola, trovar…

Sorgente: Non era colpa mia

Fabio… spiegaci qualcosa!

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Come promesso andiamo in onda questa settimana con il primo SUPEREROE!

Si chiama Fabio Pasquale. Nella sua presentazione è decisamente modesto ma noi sappiamo che svolge una missione più che un mestiere.
Lavorare con gli adolescenti creando integrazione e pace laddove c’è un conflitto è il suo SUPER POTERE!

Gli abbiamo fatto un’unica domanda….

Buona lettura e buona settimana a tutti.

Che cosa hai capito degli adolescenti?

Intanto mi presento …. mi chiamo Fabio Pasquale e da circa vent’anni lavoro con gli adolescenti a livello nazionale e internazionale.

Con la mia famiglia ci siamo trasferiti ad Arezzo dal Piemonte circa 11 anni fa e qui, nella città dove Roberto Benigni ha girato La Vita è Bella (lo sapevate?) mi occupo di prevenzione e contrasto al bullismo nelle scuole e di formazione per i giovani in partenza per i tirocini Erasmus+ in Europa.

Mia moglie Maura lavora come maestra in una piccola scuola elementare ed è superfluo dire che il tema più ricorrente nelle nostre conversazioni è quello dell’educazione dei nostri figli e di quelli altrui. A proposito abbiamo due splendide bambine con una spiccata personalità. Chiara di quasi sei anni, una futura fashion blogger con la quale ogni mattina discutiamo sugli abiti da indossare per la scuola, e Alice di dodici anni, amante della scrittura, della musica e degli animali, alla quale, almeno una volta alla settimana, devo rispiegare perché non possiamo prendere un cane in questo momento della nostra vita.

Tornando alla domanda su che cosa ho capito degli adolescenti…..ebbene ci ho pensato molto e considerato che nell’ultimo anno avrò svolto attività con almeno un migliaio di ragazzi/e ho capito che i teenager sono molto diversi tra loro. Ecco le tipologie che ho trovato:

  • gli spensierati: vivono la loro giornata fra scuola, impegni di vario genere e amici. Non hanno grandi preoccupazioni perché hanno alle spalle famiglie benestanti che si preoccupano di non far mancare loro nulla. Spesso sono i ragazzi che quando la vita gli pone delle sfide fanno fatica a “tenere botta” perché abituati a vivere nell’ovatta.
  • gli impegnati: sono i teenager che hanno degli ideali politici e filantropici  e che,  oltre allo studio,  si impegnano attivamente nella società a partire dalla loro scuola organizzando le assemblee studentesche o facendo i tutor dei compagni più giovani. Molti appartengono a gruppi organizzati come gli scout, l’ACR, il “gruppo giovani in parrocchia” o alle sezioni giovanili dei partiti nazionali.
  • i tamarri: tendenzialmente superficiali non hanno grande passione per lo studio o per le attività extra scolastiche. La domanda esistenziale che si pongono più frequentemente è: cosa mi metto sabato sera per andare in discoteca? Spesso sono irascibili e vivono il gruppo come se fosse una seconda famiglia, o un branco, per utilizzare un termine meno carino.
  • gli immigrati: o meglio figli di immigrati che a seconda dell’etnia di provenienza e che siano made in Italy o nel paese di origine dei loro genitori sono più o meno integrati con i coetanei italiani doc. Per background familiare possono rientrare nella categoria dei tamarri o in quella degli impegnati. Personalmente conosco più teenager impegnati e devo dire che rispetto ai loro pari italiani hanno una marcia in più. Tutti bilingue devono gestirsi quotidianamente il problema dell’identità personale  e delle persone ignoranti che li considerano comunque stranieri se non addirittura extracomunitari nonostante siano nati qui e parlino con un accento toscano alla Pieraccioni.

Infine c’è la categoria dei sopravvissuti: questi li ho incontrati in un centro per rifugiati in Calabria. Sono i ragazzi che all’età di circa quindici anni hanno lasciato il loro paese d’origine in Africa e dopo aver attraversato il deserto, e vissuto mediamente per circa un anno in Libia,  subendo ogni genere di vessazione, hanno preso un maledetto barcone senza nulla addosso e hanno tentato la sorte. Chi ce l’ha fatta, chi è sopravvissuto, ora vive in centri di accoglienza senza una chiara prospettiva per il futuro e spesso fa l’elemosina davanti ai supermercati per racimolare qualche soldo. Sono perlopiù bravi ragazzi che vorrebbero una vita migliore in Europa.

Sicuramente esistono altre tipologie di adolescenti ma queste sono quelle che ho incontrato personalmente e con le quali ho svolto attività di formazione.

Nonostante  spensierati, impegnati, tamarri, immigrati e sopravvissuti  vivano vite molto diverse fra loro  ho trovato al meno due punti in comune. In primis Facebook dove tutti, ma proprio tutti sono presenti e a seconda della loro categoria  di appartenenza lo utilizzano in maniera differente.

E poi, soprattutto, il bisogno di avere come punti di riferimento adulti positivi e motivanti, capaci di mostrare loro  un futuro di possibilità e non solo un presente pieno di paura e difficoltà. Persone capaci di dar loro fiducia e che siano disponibili ad esserci nella loro vita, a volergli bene e a supportarli comunque vada.

(Per saperne di più guardate la sua pagina Facebook http://www.facebook.com/fabiopeacemaker)

Il tao

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Metà pomeriggio. Grande negozio di abbigliamento di una famosa catena, in una via del centro.

Entro con mio figlio diciottenne, che ha assolutamente bisogno di un paio di pantaloni di una nuova, leggerissima diversa nuance di colore. La differenza la coglie solo lui. Ma non può farne a meno, per riuscire nell’ennesimo perfetto abbinamento. Lui cammina bello dritto, alto, con le sue gambe lunghe, col capello “fatto”, un po’ di gel sul suo taglio impercettibilmente asimmetrico ma affatto casuale, lo sguardo altamente sofistico, tutto abbinato, tutto che non fa una piega, pronto per Pitti Uomo.

Ed io che arrivo sempre un passo indietro, un pelo trafelata. Nonostante la scarpa comoda. La borsa a tracolla che mi gira ancora di più la giacca di sghimbescio. Un po’ stropicciata. Abbinata neanche a parlarne. I capelli tagliati non mi ricordo quando. La ricrescita si vede da parecchio lontano. Lo sguardo un po’ sperso di chi non va spesso in centro e lo shopping non è il suo mestiere.

Ci aggiriamo per un po’ alla ricerca del perfetto manufatto. Lui con leggerezza ed io con fatica, come se camminassi in salita.

E poi c’è l’incontro.

Il perfetto, inaspettato incontro. In due nanosecondi netti, con una sola occhiata, cogli tutto. E vedi anche, nel rifletterti nelle pupille dell’altro, che ha avuto la tua stessa percezione. Non vi conosco, non vi ho mai visti, ma vi ho colti subito.

Una di quelle mamme belle. Non una bellona, ma di quelle che sono belle per natura. Vestita che tutto le funziona bene. I capelli come quelli della pubblicità dello shampoo. Un velo di trucco, e qualche briciola di gioiello. La borsa portata con stile sul braccio piegato. Tacchi, ovvio. Ma lo sguardo….

Insieme a lei la figlia adolescente. Le spalle un po’ incurvate. Sbuffante ma rassegnata. Un po’ la sfida e un po’ le fa quasi pena quella mamma bella. Che l’ha trascinata fino lì. E lei è venuta, un po’ per accontentarla e un po’ perchè non riusciva più a scappare. Ma lei il centro lo odia, le gonne le odia, i pettini…. chiaramente li odia. Non le piace un solo pezzo di quella roba di quel negozio. Le piace la roba che ha già, che le sta lì appesa addosso, lisa. La provo, ti accontento, ma non pensare di comprarmela, starà nell’armadio per sempre.

E così condividiamo per un attimo i nostri percorsi. Ci siamo dette tutto in un attimo, come due vecchie amiche, senza una parola.

Siamo come il Tao. Identico ed opposto. Stesso ruolo in opposte maniere. Stessa protesta in opposto stile.

Cosa facciamo? Ci scambiamo i vestiti….. o i figli?