Fabio… spiegaci qualcosa!

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Come promesso andiamo in onda questa settimana con il primo SUPEREROE!

Si chiama Fabio Pasquale. Nella sua presentazione è decisamente modesto ma noi sappiamo che svolge una missione più che un mestiere.
Lavorare con gli adolescenti creando integrazione e pace laddove c’è un conflitto è il suo SUPER POTERE!

Gli abbiamo fatto un’unica domanda….

Buona lettura e buona settimana a tutti.

Che cosa hai capito degli adolescenti?

Intanto mi presento …. mi chiamo Fabio Pasquale e da circa vent’anni lavoro con gli adolescenti a livello nazionale e internazionale.

Con la mia famiglia ci siamo trasferiti ad Arezzo dal Piemonte circa 11 anni fa e qui, nella città dove Roberto Benigni ha girato La Vita è Bella (lo sapevate?) mi occupo di prevenzione e contrasto al bullismo nelle scuole e di formazione per i giovani in partenza per i tirocini Erasmus+ in Europa.

Mia moglie Maura lavora come maestra in una piccola scuola elementare ed è superfluo dire che il tema più ricorrente nelle nostre conversazioni è quello dell’educazione dei nostri figli e di quelli altrui. A proposito abbiamo due splendide bambine con una spiccata personalità. Chiara di quasi sei anni, una futura fashion blogger con la quale ogni mattina discutiamo sugli abiti da indossare per la scuola, e Alice di dodici anni, amante della scrittura, della musica e degli animali, alla quale, almeno una volta alla settimana, devo rispiegare perché non possiamo prendere un cane in questo momento della nostra vita.

Tornando alla domanda su che cosa ho capito degli adolescenti…..ebbene ci ho pensato molto e considerato che nell’ultimo anno avrò svolto attività con almeno un migliaio di ragazzi/e ho capito che i teenager sono molto diversi tra loro. Ecco le tipologie che ho trovato:

  • gli spensierati: vivono la loro giornata fra scuola, impegni di vario genere e amici. Non hanno grandi preoccupazioni perché hanno alle spalle famiglie benestanti che si preoccupano di non far mancare loro nulla. Spesso sono i ragazzi che quando la vita gli pone delle sfide fanno fatica a “tenere botta” perché abituati a vivere nell’ovatta.
  • gli impegnati: sono i teenager che hanno degli ideali politici e filantropici  e che,  oltre allo studio,  si impegnano attivamente nella società a partire dalla loro scuola organizzando le assemblee studentesche o facendo i tutor dei compagni più giovani. Molti appartengono a gruppi organizzati come gli scout, l’ACR, il “gruppo giovani in parrocchia” o alle sezioni giovanili dei partiti nazionali.
  • i tamarri: tendenzialmente superficiali non hanno grande passione per lo studio o per le attività extra scolastiche. La domanda esistenziale che si pongono più frequentemente è: cosa mi metto sabato sera per andare in discoteca? Spesso sono irascibili e vivono il gruppo come se fosse una seconda famiglia, o un branco, per utilizzare un termine meno carino.
  • gli immigrati: o meglio figli di immigrati che a seconda dell’etnia di provenienza e che siano made in Italy o nel paese di origine dei loro genitori sono più o meno integrati con i coetanei italiani doc. Per background familiare possono rientrare nella categoria dei tamarri o in quella degli impegnati. Personalmente conosco più teenager impegnati e devo dire che rispetto ai loro pari italiani hanno una marcia in più. Tutti bilingue devono gestirsi quotidianamente il problema dell’identità personale  e delle persone ignoranti che li considerano comunque stranieri se non addirittura extracomunitari nonostante siano nati qui e parlino con un accento toscano alla Pieraccioni.

Infine c’è la categoria dei sopravvissuti: questi li ho incontrati in un centro per rifugiati in Calabria. Sono i ragazzi che all’età di circa quindici anni hanno lasciato il loro paese d’origine in Africa e dopo aver attraversato il deserto, e vissuto mediamente per circa un anno in Libia,  subendo ogni genere di vessazione, hanno preso un maledetto barcone senza nulla addosso e hanno tentato la sorte. Chi ce l’ha fatta, chi è sopravvissuto, ora vive in centri di accoglienza senza una chiara prospettiva per il futuro e spesso fa l’elemosina davanti ai supermercati per racimolare qualche soldo. Sono perlopiù bravi ragazzi che vorrebbero una vita migliore in Europa.

Sicuramente esistono altre tipologie di adolescenti ma queste sono quelle che ho incontrato personalmente e con le quali ho svolto attività di formazione.

Nonostante  spensierati, impegnati, tamarri, immigrati e sopravvissuti  vivano vite molto diverse fra loro  ho trovato al meno due punti in comune. In primis Facebook dove tutti, ma proprio tutti sono presenti e a seconda della loro categoria  di appartenenza lo utilizzano in maniera differente.

E poi, soprattutto, il bisogno di avere come punti di riferimento adulti positivi e motivanti, capaci di mostrare loro  un futuro di possibilità e non solo un presente pieno di paura e difficoltà. Persone capaci di dar loro fiducia e che siano disponibili ad esserci nella loro vita, a volergli bene e a supportarli comunque vada.

(Per saperne di più guardate la sua pagina Facebook http://www.facebook.com/fabiopeacemaker)

EROI COME NOI

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Yes, we can!

A volte le rubriche nascono così, non le avevi pensate ma si materializzano come certi parenti. Ti si presentano senza preavviso alla porta e tu non puoi far altro che dire “Ma prego accomodatevi. No, per carità, non stavo facendo nulla. Volete un caffè?” anche se in verità hai la schiuma da barba sotto l’ascella perché domani inizi acquagym e passi per la cellulite, per quella ahimè ci vuole Houdini a farla sparire, ma l’ascella selvaggia no, non si può vedere.

Bene, tocca rimandare, l’educazione che ti hanno iniettato a suon di “Saluta bene lo zio Gerardo” (che è sordo e quindi bisognava urlare ma non troppo perché se no si accorgeva che stavi fingendo)! “Dai un bacio alla cugina di nonna che è venuta apposta per portarti i pasticcini allo zabaione!” Che poi a te lo zabaione faceva venire i conati di vomito ma mica si poteva dire. L’educazione dicevamo, almeno su noi genitori della generazione Ufo Robot, vinceva sempre. Si potrebbe andare avanti per ore con gli esempi, ma non esageriamo, se no dovremmo poi fare la rubrica dei “parenti da incubo.” E qui bisognerebbe aprire un altro blog, il materiale non ci starebbe neppure sottovuoto.

Torniamo alla sezione a cui daremo asilo politico. Quella che si è presentata al campanello da quando abbiamo iniziato a fare qualche ricerca in campo educativo. La chiameremo “ Yes, we can!”. Il titolo potrebbe apparire pretenzioso ma di persone che ce la fanno pur avendo a che fare con adolescenti esigenti ne abbiamo un certo repertorio. Qualcuno poi capita sia davvero eroico, capace di non indietreggiare di fronte alle peggiori provocazioni, votato a battaglie che lasciano ferite anche fisiche talvolta, a trasmettere i propri valori nonostante tutto il resto del mondo stia volgendo verso relazioni definite liquide, fluttuanti, leggere. Bene, noi stiamo con quelli che credono nel valore del peso specifico e ve li vogliamo condividere. Yes, we can!

Arrivederci alla prossima settimana con il nostro primo portentoso eroe!