Epopea nello spazio di una riforma: la scuola lavoro. Una riflessione politica che politica non è. (Di Gregorio, l’inviato pigro)

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Nel 2015 è stata introdotta in Italia un’attività supplementare e complementare alla scuola italiana, ovvero la scuola lavoro, provvedimento che purtroppo è già entrato in pieno vigore (e con una baldanza che ha del demoniaco secondo gli esperti di meditazione oziosa comparata). I genitori potrebbero averne sentito parlare, soprattutto dai loro poveri figli tornati alla dimora famigliare verso le 19.00 di sera dopo un pomeriggio di duro e non retribuito lavoro.
In poche parole: ora tutti gli studenti dovranno svolgere 200 ore di “alternanza scuola lavoro” fuori dall’orario scolastico: pena la bocciatura alla maturità.

I presidi, svegliati dal loro sonno criogenetico, hanno organizzato quest’attività nel modo migliore possibile in pochi mesi. Ora mi accingerò a raccontare ciò che è accaduto agli studenti di un anonimo liceo Classico torinese.

Tirocinio in centri ospedalieri.
Si sa che la maggior parte degli studenti del Classico decidono di praticare medicina, ma i sondaggi dell’emerito Inviato Pigro hanno mostrato come, dal 2016, la scelta più in voga sia diventata il Dipartimento della Pastorizia. Le giovani cavie, dopo aver brancolato soli soletti per corridoi bianchi come il foglio protocollo a fine test, hanno pensato che il mestiere di medico in un ospedale italiano fosse monotono e abbastanza inutile, poiché sono riusciti a scorgere solamente l’ombra di un tirocinante di medicina, per poi scoprire che era un astuto fantoccio fabbricato dai medici della mutua. Di conseguenza hanno sfogato le loro inclinazioni mediche diagnosticando malattie di poco conto alle barbabietole del quartiere e ai piccioni con l’aviaria, finendo per allevare interi branchi di suddetti esseri. Il settore primario italiano sta per subire un brusco rialzo. Nell’anno scolastico 2016-2017 l’attività è stata riproposta, ma a quanto pare gli ospedali non hanno ancora aperto. Ferie natalizie.

Archivi: amore alla prima allergia
Mi capita spesso di vedere per i corridori ragazzi e ragazze pallidi, con strane mascherine al sentore di lavanda e occhialoni protettivi, mentre si recano in qualche sperduto archivio del capoluogo. Per definizione la parola archivio deriva dalle parole greche archè, ovvero principio, e ivios, aggettivo che letteralmente significa “di una caverna umida abbandonata nelle fogne più remote di Torino”. I Greci inventarono questa parola prevedendo tempi più bui per la razza umana. I malcapitati studenti ricevono il dubbio onore di ordinare in modo annalistico gli atti di interessanti convegni sull’importanza della disciplina nel secolo nuovo o le cronache della Torino medievale, scritte dal famoso quanto vetusto Manfredi del Disordino.

Attività di volontariato
Presso gli studenti sono le attività più in voga, sia perché possono essere svolte alla luce del sole (anche se qualcuno ha dovuto svolgere volontariato per i figli dei dipendenti di un archivio), sia perché permettono al proteo classicista di mettere in pratica anni di filosofia pedagogica imparata sui libri di Platone e di Rousseau. Ciò ha positivamente impressionato i responsabili del Sermig, del Gruppo Abele e di altri enti, ma la loro soddisfazione è stata di breve durata: ora sono assuefatti dalle critiche delle madri dei bambini che frequentano le attività di aiuto-compiti, poiché i loro pargoli hanno snocciolato, davanti alla maestra, non la tabellina del 7, ma la bibliografia e la critica essenziale delle opere di Petrarca.

Assistenza presso scuole medie
Su questo fronte gli studenti hanno dovuto affrontare un problema molto insidioso: la lontananza generazionale con i ragazzi delle medie. I ricordi di professori con corde vocali d’acciaio e di ragazzi già addestrati per imperituri tornei di rutti e morra cinese con scazzottata inclusa, quei ricordi di ginocchia lacerate dai pavimenti della palestra e di lavagne imbrattate sono impattati contro uno scenario ben diverso. Oggi ogni classe ha una LIM e i gessi sono spariti dalla circolazione, i truzzi modello sono quelli con i risvoltini e le t-shirt di Rovazzi, le ragazze invece di appiccicare le gomme da masticare sotto il bancone dei bidelli si allenano a diventare star di youtube. Gli studenti del Classico, pur combattendo come gli spartani alle Termopili, si sono dovuti arrendere all’esercito persiano che calpesta i loro piedi, troppo occupato a giocare a Pokemon Go per imparare dai più grandi ed esperti liceali.

Questa è solo una piccola parte delle attività di scuola lavoro, che vanno dalla sterilizzazione di amebe marine alla costruzione di piramidi fatte di Lego. Molti sono stati i dibattiti su tale riforma, ma gli esperti, adulti, si sono sempre astenuti dal chiedere l’opinione dei giovani assuefatti dalla polvere e dal ripasso della prova del nove.
Io ritengo che i disastri verificatisi in questi primi due anni, le delusioni professionali dei miei giovani coetanei siano dovute al mondo del lavoro. Siamo sinceri: voi grandi pensate veramente di riuscire a farci lavorare? Di poter raddrizzare quella nostra spina dorsale definita dagli psicologi “moscia e sciatta”? Di poterci ingannare con il pretesto dell’ alternanza scuola-lavoro?

Se non vi abbiamo già spaventati con le nostre doti professionali, è ora che tremiate dalla testa ai piedi. L’adolescente è intollerante al lavoro. E alla scuola. La scuola lavoro non può neanche concepirla.

Nota esplicativa
Ho svolto e sto svolgendo l’attività di scuola lavoro. E’ proprio fastidiosa.
Ha però un lato positivo: mia nonna, conoscendo le mie fatiche e vedendomi così emaciato dal lavoro d’archivio, ha raddoppiato le dosi di lasagna. Una soluzione c’è sempre, solo che spesso fa ingrassare.

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Adolescenti vintage

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Alessandra

Eccomi qui, ad una festa di carnevale degli anni ’80.
Costume da sciantosa, questa foto rappresenta proprio come vedevo il mondo allora: feste, risate, amici.
Sciantosa con un cuore rock, aspettavo che mettessero i Rolling Stones o Tina Turner, che erano le mie passioni, per ballare scatenata.
Col gruppone di amiche si usciva tutte insieme e immaginavamo che il futuro sarebbe stato sempre così, con i nostri pensieri di indipendenza e libertà da qualunque vincolo.
Ci sembrava di essere molto moderne, ma se confronto gli orari e la libertà che hanno adesso gli adolescenti noi eravamo delle santarelle.
Io partecipavo a tutto quello che era creativo: corsi di teatro, pittura, decorazione, che probabilmente mi aiutavano nei momenti di crisi cosmica adolescenziale.
Devo dire comunque che ancora adesso, vergognandomi un po’, quando sento quelle vecchie canzoni ballo ancora come allora…
Breve bio: Alessandra è indubbiamente la più invidiata di tutte le amiche.
L’espressione dolce del volto e i tratti giovanili le sono rimasti cuciti addosso tali e quali nonostante per tutte noi sia accaduto un mutamento cutaneo. Non sempre in meglio. Essendo simpatica e gentile ahimè non si può non volerle bene.
Creativa, allegra e flessibile come un tempo, oggi mette in campo le sue doti con due ragazzi pieni di adolescenza, il mestiere di architetto, mille hobby ed un marito che per lavoro ha sempre viaggiato molto.
Pare che come madre, anche lei, sappia urlare come una belva, ma noi, facendo uno sforzo e pensandola preda di un raptus, non possiamo che immaginarcela tutt’al più mentre canta a squarciagola “I can’t get no satisfaction”!

 

Solo per genitori

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C’era una volta un ragazzo di nome Ben.
Americano.
Lavorava in una tipografia.
Ma il negozio era di suo fratello maggiore, e non andavano tanto d’accordo. Così andò a trascorrere un po’ di tempo a Londra (beato lui che se lo poteva permettere….).

Durante il viaggio di ritorno ebbe un sacco di tempo per pensare, perché a Ben piaceva molto pensare e soprattutto perché il viaggio durò molti giorni.

Era il 1726.

Così gli venne l’idea di prendere un quaderno e cominciare ad annotare i suoi sforzi per diventare una persona migliore.
Sembra un consiglio da life coach, geniale no?
Preparò una lista di 13 virtù, fra cui operosità, giustizia, tranquillità e temperanza.
Il suo piano era di impegnarsi a turno su ognuna di queste, e per ogni fallimento avrebbe messo un pallino nero nel suo diario.
La sua strategia funzionò ed i pallini cominciarono ben presto a diminuire.
Soddisfatto del risultato Ben continuò ad usare questo metodo per tutta la vita.

Cari coach, potete copiare il suo metodo, perché pare proprio che funzionasse.

Il giovane Ben nel corso della sua vita realizzò parecchie genialate, fra cui, in ordine cronologico sparso:

  • inventò le lenti bifocali
  • la sedia a dondolo
  • il contachilometri
  • organizzò il primo ufficio postale
  • ideò l’ora legale
  • fondò il primo college
  • creò la prima scquadra di viglili del fuoco
  • fu il primo ad introdurre nei giornali le previsioni del tempo
  • scoprì che i fulmini sono energia elettrica e costruì il primo parafulmine
  • misurò la temperatura dell’oceano atlantico e scoprì l’esistenza della corrente del golfo accorciando così di due settimane la durata del viaggio dall’Europa all’America
  • allestì la prima biblioteca circolante, cioè portava i libri su un carro nelle zone più remote
  • lottò per l’abolizione della schiavitù
  • prese parte alla stesura della costituzione americana
  • fu scrittore, giornalista, editore, diplomatico, politico, scienziato, inventore
  • interrompo l’elenco non perché sia finito ma perché ho paura di tediarvi

Solo un pallino nero non riuscì mai a togliere dal suo diario, quello della terza virtù che aveva incluso nel suo elenco: l’ordine.
Continuava a ripetersi: “Ogni cosa ha il suo posto, ogni impegno ha il suo tempo. Ogni cosa il suo posto, ogni impegno il suo tempo….”

Aveva conquistato ogni altra virtù dell’elenco, ma la sua scrivania rimase sempre in disordine ed i suoi impegni confusi. Si racconta che i suoi documenti ed i suoi scritti preziosissimi giacessero ovunque, indifferentemente sul suo tavolo da lavoro o sul pavimento.

Sessant’anni dopo aver cominciato questa sua sfida dei pallini neri, ammise di aver fallito al riguardo del punto 3. E gli rimase questo rimpianto, perché disse che se fosse riuscito ad essere più ordinato avrebbe raggiunto più traguardi.

Credo che ad un certo punto abbiano smesso di chiamarlo Ben.
Dunque, Mr. Benjamin Franklin, riposa in pace, che di traguardi ne avevi già un bell’elenco.

Finale della storia:

Se tornando a casa troverete un po’ di disordine sulla scrivania del vostro beneamato adolescente, o se la sua stanza è un putiferio, beh, non fatevi ribollire la bile, pensate a Ben, molto probabilmente i vostri figli sono dei geni.

Dimenticavo, ovviamente non fate leggere questo post ai vostri figli!

Ringraziamenti:

  • ringrazio il mio bff (per dirla alla teenagers) per avermi mandato l’articolo originale da cui ho preso spunto
  • ringrazio Tim Harford per aver scritto il post sul disordine sul suo bellissimo blog, seguitelo, ma non dimenticatevi di noi
  • ringrazio Ben per essere rimasto disordinato tutta la vita perché mi offre un alibi per giustificare il mio imperante disordine davanti ai miei figli adolescenti! 😉

Epopea nello spazio… del divano (di Gregorio, l’inviato pigro)

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Ebbene si, ogni qualvolta si parli di adolescenti si finisce con l’accennare alla povera bestia della quale loro sono i parassiti: il divano. Ma la realtà è ben diversa e l’errore dei profani (o degli adulti) è quello di considerare il divano, il sofà, un ammasso di piume d’oca accuratamente celate all’interno di stoffa lisa e buttate su una scricchiolante intelaiatura in legno, come un semplice membro della tappezzeria da salotto. In questo dispaccio de L’inviato pigro andremo a scoprire i segreti di questa entità ormai dimenticata dal Popolo che Dorme (o dagli adulti).

0925467 Warning Nota di programmazione: da questo punto di non ritorno in avanti il divano prenderà il nome in codice di “Tana”.

La Tana sembra un arredo a prima vista, ma se ci si siede sopra con la giusta inclinazione e con lo spirito votato al nullafacentismo cronico essa rivelerà la sua vera natura. Il Grande Antico, Ctulhu per gli adepti, creò millenni or sono dei portali tra la terra e il suo regno ultradimensionale, e scelse come piattaforme privilegiate proprio i divani. Egli crebbe nel tempo nutrendosi di tutto ciò che cade in questi portali invisibili agli umani, dai calzini abbandonati sotto i cuscini e mai più ritrovati, agli avanzi di patatine e popcorn che cadevano nelle fessure. Un giorno provò a mangiare gli stessi adolescenti, ma si rese presto conto che a lungo andare non sarebbe rimasto alcun adepto per onorarlo e decise di tornare agli snack e agli auricolari. Questa dieta ipercalorica gli ha permesso di centuplicare la sua massa corporea e il suo potere, e presto sarà in grado di uscire dalla dimensione in cui è imprigionato per conquistare la Terra e monopolizzare il settore delle vendite dei concerti degli One Direction. Eminenti studiosi ipotizzano addirittura una sua futura candidatura alle elezioni americane. Nei tempi passati la Terra era piena di paladini pronti a ergersi contro di lui, come le nonne e le madri, ma la determinazione di noi giovani ha avuto la meglio. Io stesso affermo con grande soddisfazione personale di aver onorato Ctulhu con le migliori offerte sul mercato: carte da briscola usurate ma reduci di grandi partite a scopone scientifico, smartphone precipitati giù tra le fessure della Tana in modalità silenziosa, biglie e dadi fortunati, interi pacchetti di mikado al cioccolato bianco, cartoline delle Hawaii e  di carta farciti del suo cibo preferito, ovvero il bacillococcus febbralis.

Come ricompensa, egli donò a noi giovani armi potentissime e mutazioni che hanno favorito la nostra evoluzione ad uno stadio di esseri superiori e dai grandi poteri mentali.

Il primo privilegio da lui assegnatoci fu un’armata di acari della polvere che ricopre il nostro corpo e divora qualsivoglia virus o organismo infetto. Presto capimmo che, pur garantendoci un’aspettativa di vita più elevata, egli debellò con la sua donazione le malattie che ci avrebbero permesso di saltare la scuola. Fanno eccezione gli adepti affetti da allergia alla polvere, che lo ringraziarono donandogli i termometri a mercurio che, nel frattempo, erano stati sorpassati da quelli digitali. Per quanto riguarda le mutazioni, egli intimò al divano di creare curve e fosse sulla sua superficie, in modo da modificare le nostre colonne vertebrali e renderci più temibili di Terminator grazie alla calcificazione delle nostre articolazioni.

Per finire, in nome del Grande Antico, rendo pubblica la locazione e l’aspetto del più grande portale a lui dedicato, il portale da cui egli uscirà una volta pronto, per prendere le redini della Terra… e dei concerti degli One Direction. Esso si trova presso la contea di Springfield. Il suo custode e guardiano è Homer Simpson.

Adolescenti vintage

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Marco

Che poi l’adolescenza è mica una cosa facile, non è una malattia con un inizio e una fine. O meglio, se un inizio ce l’ha, non si può dire che abbia una fine certa. Per noi maschi medi, il mantenimento a tempo indeterminato di caratteristiche tipiche dell’adolescenza, permane fino a che non tiriamo gli ultimi. Magari, per esperienza, abbiamo capito che non ci dobbiamo fare accorgere, che non sta bene guardare con ostentazione tutti i culi di genere femminile che ci circondano. Ma lo facciamo di nascosto, si sappia.
Noi siamo come l’agente segreto che entra in un locale e registra tutte le uscite e le persone pericolose. Dopo cinque minuti in un posto, sappiamo taglia/forma e ubicazione rispetto al bancone, altro punto di riferimento, di ogni culo presente. Ed è per questo che se un mio collega maschio medio mi chiede “Scusa, sai dov’è il bagno?”. Io risponderò “A ore 3, dietro la 42/mandolino”. E lui capirà.
Ci piace anche fantasticare, ma non mi sento di dare spiegazioni. È roba che solo un sedicenne potrebbe capire.
Breve bio: c’è solo un aggettivo che ci viene in mente per lui: creativo.
Artista e scrittore. Mooooostruosamente modesto. Di quella modestia di cui solo i veri talentuosi si sanno rivestire. Scongiurato a destra e a manca perché si decida finalmente a scrivere un libro, nel dubbio noi ci siamo già prenotate una copia della prima edizione con dedica autografata. Ma se intanto volete sbirciare qualcosa della sua arte cliccate qui http://piratevision.jimdo.com/ e speriamo che non si arrabbi per la soffiata. Sssshhh!!!

Adolescenti vintage

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Sandra

Sono quella io? Non una ma due vite fa. Faccio fatica a riconoscermi eppure sì, sono io! Mi piacevano Matt Dillon, per la verità più Ralph Macchio, Vasco, i Pink Floyd ma anche l’arte…  unica vera superstite negli anni.
Non volevo avere figli. Volevo essere libera, stretta solo al fidanzato del tempo. Talmente legata da mettermi assieme a lui una catena di ferro attorno al collo, chiusa con un lucchetto le cui chiavi lanciammo nel Po. Bella idea, precursori del tempo e delle mode… grazie a Dio avevo genitori moderni io, ex sessantottini: mia madre dovette portarci dal fabbro per ridarci la nostra libertà. Se la sua lo avesse saputo il collare glielo avrebbe fatto col segno della mani sul collo!
Mi chiamavano Sicca perché tutti noi amici avevamo un soprannome ed io ero proprio così, alta e secca.

Breve bio: oggi Sandra è mamma di tre creature, amatissime, per le quali cerca a sua volta di essere moderna anche se ora il soprannome si è mutato in “vecchia”! L’arte le è rimasta appiccicata addosso, è felicemente sposata con un amore che dura da più di 20 anni. No, non è lo stesso della catena perché questo non ha bisogno di imprigionarla.

(E se volete sapere qualcosa in più della sua arte potete andarla a trovare su http://www.facebook.com/raffinieditoriallab)

Educazione spartana… torna con il tuo smartphone o sopra di esso*

– Parte prima –

evoluzione

Le ore si susseguono una dopo l’altra, lente in modo offensivo per qualunque studente che si rispetti. Il moto del pendolo, descritto con ampi passaggi alla lavagna mi fa sorgere una domanda: sono io che mi annoio al banco senza un motivo  o è una caratteristica innata della prestigiosa casta a cui appartengo…gli adolescenti?

200.000 anni fa: Mammut, scuola di vita
Nelle vallate della Germania preistorica, quando lo smartphone sarebbe diventato un comodo attrezzo da cucina (mi vengono in mente il pestello e lo sbatti-carne), arrivava quel momento che, se rimasto in vigore tutt’ora, avrebbe anticipato la beat generation di almeno 350 anni: prendi la lancia e vai a caccia. Adesso non si pensi che fosse tutta questa pacchia poter impersonare Rambo nelle innevate foreste del Paleolitico. Uno può fare lo spaccone quanto vuole con una lancia in mano ma poi lo vede da solo che la tigre dai denti a sciabola che sta correndo verso di lui non ha proprio quell’espressione così espansiva e amichevole.

Tant’è che i Preistoric Teens dovettero sviluppare alcune tecniche venatorie professionali…o non proprio:

  • La mossa “Opossum Dott.House”: il fanciullo si fingeva morto o affetto da qualche malattia, come l’influenza mammuttina  o il morbo di Cro-Magnon, in modo da attirare il predatore con il consumo di meno calorie possibili.
  • La mossa “Sborone a.C.”: il cacciatore pubescente, armato con lancia e  torcia, correva incontro all’animale con fare serio e con una buona dose di sex appeal, sperando di impressionare la fauna locale con le sue movenza alla John Travolta. Spesso questa tecnica era relegata alle situazioni più disperate, fino a quando non scoprirono che i predatori più che scappare morivano dal ridere…letteralmente.
  • La mossa “Lo faccio domani”: per tutti gli antropologi la più diffusa al tempo dell’Homo Sapiens Sapiens, essa consisteva nel fingersi ammalati per non andare a caccia, soprattutto durante gli esami di fine Era Glaciale, quando i veterani professori chiedevano ai ragazzi di cacciare Mammut albini e Tigri dai denti a sciabola affette da idrofobia e sotto effetto di birre a lunga fermentazione.

– Gregorio, alza quelle chiappe molli dalla sedia e traslati alla lavagna per l’interrogazione di fisica, immediatamente! Prendi la calcolatrice e vai a far di conto!-, esclama la prof.

Oh no, e adesso che faccio? Pensa pensa pensa… ci sono! Opterò per l’“Opossum Dott.House”: classico, pulito, senza onta per la mia casata. Ma domani cercherò di simulare una colite nervosa di tutto rispetto, così rimango a casa.

– Fine parte prima –

*Alcune note:

-Per il titolo ho deciso di adottare una frase spartana riadattandola ai tempi: in origine era “Torna con il tuo scudo o sopra di esso”, ovvero torna vincitore o morto.
-Qualunque riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Il professore è frutto di immaginazione…forse. Non indagate.

                                                                          Gregorio, l’inviato pigro 

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Questa è una rubrica per uomini e donne coraggiosi, di quelli che non devono chiedere mai. Qui ci si mette a nudo perché attraverso il ricordo di certi fatti accaduti a noi (in un’altra era) possiamo guardare con indulgenza gli adolescenti di oggi. Insomma…le studiamo proprio tutte per sopravvivere eh?

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Massimo

L’adolescenza… il periodo in cui ti senti invulnerabile, quello delle emozioni più intense e delle esperienze più vere…

Breve bio: figlio di una maestra elementare, forse per questo usa un tono di voce sopra la media. Se vi telefona mentre siete in ufficio, non fatevi raccontare un segreto altrimenti tutti i colleghi del piano verranno a saperlo. Oggi non c’è particella di ossigeno che possa viaggiare per il paese senza che lui lo sappia. Anche quelle del bicchiere d’acqua gasata che state bevendo.
E chissà se quando se ne stava pigramente coricato sugli zaini degli amici avrebbe mai pensato di diventare un maratoneta da grande?