Nuovo sito!!!

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Venite a trovarci sul nostro nuovo sito!!! E non dimenticate di iscrivervi 🙂

Cliccate sull’immagine qui sopra oppure visitate il link www.azzadolescenze.it

Vi aspettiamo!

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AugurAZZi!!!

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Festeggiamo pubblicamente con tutti voi il primo anno di vita!
Scrivendo al momento dalla Cina abbiamo seguito la tradizione locale. Secondo le antiche usanze asiatiche infatti ai bambini quando nascono si dà un appellativo temporaneo. Per il nome ufficiale  bisogna spettare qualche tempo, quando sarà  emerso qualche elemento sostanziale della personalità. 
Essendo rigorosamente “Made in China” Dementi & Portenti oggi, nel giorno del suo compleanno, riceve in regalo il nome proprio definitivo: AZZ! 
Si sa, i nomi creano sempre una qualche discussione tra parenti e amici… e noi non volevamo esser da meno! 
E il logo vi piace? Dalle nostre manine è uscito un cerchietto un po’ scentrato, a simboleggiare lo sconquasso che succede in famiglia quando dentro c’è un adolescente, un po’ come quando c’è un forte terremoto e l’asse della Terra si sposta di qualche grado. Ed infatti simboleggia anche un mondo, quello dell’adolescenza appunto, che ora affronteremo a 360 gradi, anzi dalla A alla Z, alla generazione Zeta, come vengono definiti dagli esperti i nati dalla metà degli anni ‘90 al 2010.
Ne avete uno in casa? AZZ!!! (Anche questa volta nel nome non potevamo sottrarci ad un po’ d’irriverenza! 🙂
Poi siccome le feste ci piacciono solo se son cariche di sorprese abbiamo impacchettato con l’aiuto di Giovanni, il nostro amico grafico, il sito con una veste nuova e variopinta, aggiungendo rubriche, fotografie, idee, e preziose collaborazioni. 
Lieti di annunciarvi infatti che dal prossimo mese, oltre ai dispacci di Gregorio, il giovane Inviato pigro,  avremo con noi anche Vittoria che con la nuova rubrica Pensieri urticanti punzecchierà i genitori dal suo punto di vista femminil-adolescente.
La neo nata rubrica Libera-mente contiene articoli seri, semi seri e decisamente faceti sulle esperienze che ruotano intorno al tema TEEN, scritti in maniera occasionale, ovvero senza una precisa cadenzialità poiché crediamo fortemente nel caos creativo!
Marzo è davvero un mese che si presta al caso nostro:
Segna la fine dell’inverno  che a noi della redazione piace ma siamo più tipi da infradito ad esser onesti.
Ospita la festa della donne che, al di là della commercializzazione, ci dà un altro motivo per celebrare le intelligenze femminili nell’universo, se poi ci regalate dei fiori cari figli siam ben contente.
Simbolicamente rappresenta tramite la primavera l’inizio della nuova vita adolescenziale.
Più di così?…. ed ora, godetevi la festa insieme noi! Non dimenticate di raccontare ai vostri amici di farci visita, più siamo più condividiamo, più impariamo!

Anno nuovo!

View More: http://ceciliakphotography.pass.us/simona_francesca

Anno nuovo, appunto.
Tempo di buoni propositi, lunghe liste… che presto perderemo da qualche parte. Che anzi le abbiamo già perse, senza gran dispiacere peraltro, così, pazienza se non l’abbiamo seguita.
Al 10 del mese la mia l’aveva già mangiata il gatto. Che peccato.

Ma è anche tempo di rinnovamento e di restauri.
E così, voilà, stiamo facendo il nostro sito ancora più portentoso. Qui sopra una piccola anticipazione, l’avrete notata!

(Veramente a proposito di restauri, dovremmo ringraziare Cecilia, per ‘sto mezzo miracolo!)

E il gatto mangiatutto che ronfa sul sofà l’avevate notato?!

Solo per genitori

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C’era una volta un ragazzo di nome Ben.
Americano.
Lavorava in una tipografia.
Ma il negozio era di suo fratello maggiore, e non andavano tanto d’accordo. Così andò a trascorrere un po’ di tempo a Londra (beato lui che se lo poteva permettere….).

Durante il viaggio di ritorno ebbe un sacco di tempo per pensare, perché a Ben piaceva molto pensare e soprattutto perché il viaggio durò molti giorni.

Era il 1726.

Così gli venne l’idea di prendere un quaderno e cominciare ad annotare i suoi sforzi per diventare una persona migliore.
Sembra un consiglio da life coach, geniale no?
Preparò una lista di 13 virtù, fra cui operosità, giustizia, tranquillità e temperanza.
Il suo piano era di impegnarsi a turno su ognuna di queste, e per ogni fallimento avrebbe messo un pallino nero nel suo diario.
La sua strategia funzionò ed i pallini cominciarono ben presto a diminuire.
Soddisfatto del risultato Ben continuò ad usare questo metodo per tutta la vita.

Cari coach, potete copiare il suo metodo, perché pare proprio che funzionasse.

Il giovane Ben nel corso della sua vita realizzò parecchie genialate, fra cui, in ordine cronologico sparso:

  • inventò le lenti bifocali
  • la sedia a dondolo
  • il contachilometri
  • organizzò il primo ufficio postale
  • ideò l’ora legale
  • fondò il primo college
  • creò la prima scquadra di viglili del fuoco
  • fu il primo ad introdurre nei giornali le previsioni del tempo
  • scoprì che i fulmini sono energia elettrica e costruì il primo parafulmine
  • misurò la temperatura dell’oceano atlantico e scoprì l’esistenza della corrente del golfo accorciando così di due settimane la durata del viaggio dall’Europa all’America
  • allestì la prima biblioteca circolante, cioè portava i libri su un carro nelle zone più remote
  • lottò per l’abolizione della schiavitù
  • prese parte alla stesura della costituzione americana
  • fu scrittore, giornalista, editore, diplomatico, politico, scienziato, inventore
  • interrompo l’elenco non perché sia finito ma perché ho paura di tediarvi

Solo un pallino nero non riuscì mai a togliere dal suo diario, quello della terza virtù che aveva incluso nel suo elenco: l’ordine.
Continuava a ripetersi: “Ogni cosa ha il suo posto, ogni impegno ha il suo tempo. Ogni cosa il suo posto, ogni impegno il suo tempo….”

Aveva conquistato ogni altra virtù dell’elenco, ma la sua scrivania rimase sempre in disordine ed i suoi impegni confusi. Si racconta che i suoi documenti ed i suoi scritti preziosissimi giacessero ovunque, indifferentemente sul suo tavolo da lavoro o sul pavimento.

Sessant’anni dopo aver cominciato questa sua sfida dei pallini neri, ammise di aver fallito al riguardo del punto 3. E gli rimase questo rimpianto, perché disse che se fosse riuscito ad essere più ordinato avrebbe raggiunto più traguardi.

Credo che ad un certo punto abbiano smesso di chiamarlo Ben.
Dunque, Mr. Benjamin Franklin, riposa in pace, che di traguardi ne avevi già un bell’elenco.

Finale della storia:

Se tornando a casa troverete un po’ di disordine sulla scrivania del vostro beneamato adolescente, o se la sua stanza è un putiferio, beh, non fatevi ribollire la bile, pensate a Ben, molto probabilmente i vostri figli sono dei geni.

Dimenticavo, ovviamente non fate leggere questo post ai vostri figli!

Ringraziamenti:

  • ringrazio il mio bff (per dirla alla teenagers) per avermi mandato l’articolo originale da cui ho preso spunto
  • ringrazio Tim Harford per aver scritto il post sul disordine sul suo bellissimo blog, seguitelo, ma non dimenticatevi di noi
  • ringrazio Ben per essere rimasto disordinato tutta la vita perché mi offre un alibi per giustificare il mio imperante disordine davanti ai miei figli adolescenti! 😉

Liberamente tratto da “Gli sdraiati”

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(Non è stato difficile trovare un modello per l’illustrazione, ci è bastato girare lo sguardo verso il divano di casa…)

Eccola qui una delle nostre pagine preferite. E’ un piccolo gioiello.

Leggetela con calma e non perdetevi nessun dettaglio, assaporate ogni suono ed ogni odore. Immaginate di essere seduti nel salotto di casa di Michele Serra, mettetevi comodi…

Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, non eri in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni. 

Devo essere rimasto lì a guardarti un minuto buono. Cercando un capo e una coda in quel groviglio iperconnesso. A un certo punto ti sei accorto della mia presenza. Non ti sei voltato, hai mantenuto occhi e orecchie sui tuoi terminali e hai continuato a digitare. Ma hai sentito il bisogno di dirmi qualcosa, o meglio di biascicarmelo perché non potevi o non volevi sollevare più dello stretto indispensabile la mandibola accasciata sul petto. E di questo qualcosa ti sono grato: primo perché mi hai rivolto la parola, secondo perché hai diradato almeno per qualche giorno i miei presagi sull’inarrestabile degrado dell’umanità.

Mi hai detto: -E’ l’evoluzione della specie.

Vi è piaciuta? Io non ne ho mai abbastanza quando la leggo!

E se anche voi avete avuto la stessa sensazione… allora non potete perdervi questo appuntamento del Gruppo Abele: Michele Serra che leggerà dal vivo!

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Se volete saperne di più cliccate qui.

Viktorio

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Fine giugno. In Inghilterra per la prima volta.
Mia nipote al telefono mi aveva avvertita, zia fa freddo portati un maglione. Io, parente malefica, ho pensato, la solita bambina freddolosa.
Invece aveva ragione, mi sono messa addosso tutto quello che avevo nel borsone. O meglio, metto e tolgo strati come una pazza.

Dopo aver visto un po’ di tradizionali luoghi turistici, preso il tè delle cinque e scattate rigorosamente le foto ricordo, l’ultimo giorno visita guidata di un campus universitario nel mezzo della campagna inglese. Bellissime nuvolone bianche fino all’orizzonte.

Punto di partenza è la piazza centrale dell’università. Genitori e ragazzi di ogni genere e tipo. Cielo terso, quei raggi di sole che ti pungono, togli la sciarpina. Breve presentazione di un’insegnante allegra e squillante, che poi divide sommariamente a gruppetti i suoi ascoltatori per far proseguire la visita in giro per il campus. Ogni gruppo è guidato da uno studente dell’università, maglietta nera e targhetta con nome e cognome.

Il nostro cicerone leggo che si chiama Viktorio, il cognome come un codice fiscale, non saprei proprio a quale lingua o paese ricondurlo. Lui è un ragazzone. Capelli e occhi neri come la maglietta che indossa. Se avesse tre anni lo definiresti un patatone, ma poichè ha già finito il secondo anno all’univeristà… beh allora direi un gigante buono o un orso bruno.

Nel gruppo una dozzina di adolescenti, qualche papà ed un’altra mamma oltre a me.

Quando il nostro eroe comincia a parlare…. cioè, comincia a cercare di parlare, tutti, indifferentemente dall’età rimaniamo sbigottiti. Il dono dei ciceroni dovrebbe essere la loquacità, no?
Lui decisamente no, il dono non ce l’ha. Ogni parola si incastra lì prima di uscire, e poi faticosamente scivola fuori, e si dovrebbe incolonnare a quella uscita precedentemente per alimentare quel meccanismo che si chiama formare una frase; ma è passato così tanto tempo dalla parola precedente, che chi se la ricorda più.
Inizia a piovere. Eravamo talmente presi dal filo della frase, perché dire “del discorso” questa volta è proprio una parola grossa, che non ci siamo neanche accorti che erano arrivate nuove nuvole, belle nere anche loro. Mettiti la giacchetta.

Il povero Vik se alza il braccio per indicarci una direzione deve interrompere il tentativo di partorire parole, perché due cose insieme proprio non si fanno. Tutti al riparo, piove più forte. Intanto gli altri gruppi ci hanno già superato da un bel pezzo, cinguettando veloci in mezzo ai vari edifici. To’! Un raggio di sole. Che caldo con ‘sto maglione.

Il nostro eroe pare leggermente più spedito.
Le proviamo tutte per farlo sentire più a suo agio, noi mamme. Perchè non importa da che paese vieni, ma l’istinto è sempre l’istinto. Se sapessimo dove stanno sta benedetta mensa e il teatro, lo diremmo noi così volentieri al posto tuo caro Viktorietto. Così, velocemente, agitando istericamente le nostre braccette, che tanto siamo abituate a girare l’impasto della torta e contemporaneamente con la testa piegata ci inchiodiamo il cellulare alla spalla e riusciamo a spettegolare delle mezze ore senza interruzioni. La contemporaneità è il nostro mestiere.
E invece siamo lì che pendiamo dalle sue labbra e tribolate aneliamo all’uscita della prossima parola.

Uuuh che vento forte adesso! Rimettiti ‘sta sciarpina. E poi che ero malefica l’avevo già scritto nelle prime righe, giusto per rinfrescare la memoria, lo sottolineo.
In questa università non faranno mai esami orali, solo scritti, penso. L’amico Vik ha finito il secondo anno, sarà sicuramente forte nella composizione. Già mi sono pentita di averlo pensato, ma è più forte di me. Uffa piove di nuovo, anche più forte, il cielo completamente nero.

Lentamente andiamo avanti, ma tutto migliora, noi ci abituiamo un po’, qualche esercizio zen fa sempre bene. Ma chi l’aveva detto poi che la visita dovesse durare poco. Cicerone ci prende un po‘ la mano e inizia a tirare fuori il suo sarcasmo, su tutte le cose ha un punto di vista un po‘ inusuale, e poi fa una risata timida, troppo tenero. Uuuuh che bel cielo blu adesso, presto in maniche corte che si crepa dal caldo!

Ultima tappa, in questa piazzetta, da cui si possono vedere diverse facoltà…. fulmini e saette, corriamo tutti nell’atrio.

Il mitico Viktorio si scusa se la visita dobbiamo concluderla così dentro ad un palazzo invece che nel giardino, è proprio un peccato e conclude così: today the weather is moody, very much teenlike. Oggi il tempo è lunatico, molto simile ad un adolescente.

Viktorio ti adoro!!!

Stiamo aumentando …non solo di taglia

Y-Green 51%

Una comunità che si rispetti per produrre riflessioni che inducano alla crescita dovrebbe contenere al suo interno voci differenti, anche discordanti.

Azzardiamo per tanto con gran piacere a far entrare nella della redazione un militante issato sul lato opposto della barricata: Gregorio V.

Futuro giornalista, attualmente  impegnato nel corso di sopravvivenza alle tensioni familiari e scolastiche che la vita impone al giovane diciassettenne, Gregorio si è presentato alla chiamata con l’aplomb di una guardia svizzera.

Puntuale ma in infradito, non dimentica in generale l’acca nella scrittura perché sa che nella vita ci si può scordare di richiamare un amico ma l’ignoranza è un’altra cosa. Disordinato quanto basta da permetter ancora a sua madre, scavalcando felpe e calzini, di giunger al letto, Gregorio si prepara ad offrici scenari inopportuni dal suo avamposto di osservazione.

Cercavamo un esemplare di tutto rispetto, in grado di dar filo da torcere agli stereotipi e filo nuovo con cui intessere le nostre osservazioni. Crediamo di averlo trovato, dateci conferma.

Dopo un breve colloquio, alla domanda “Hai il cellulare in modalità silenziosa?” ha risposto impeccabile “Si” e noi a quel punto all’unisono abbiamo detto “Bene, assunto”.

Troverà lui il modo di farsi vivo…!