Educazione spartana… torna con il tuo smartphone o sopra di esso*

– Parte prima –

evoluzione

Le ore si susseguono una dopo l’altra, lente in modo offensivo per qualunque studente che si rispetti. Il moto del pendolo, descritto con ampi passaggi alla lavagna mi fa sorgere una domanda: sono io che mi annoio al banco senza un motivo  o è una caratteristica innata della prestigiosa casta a cui appartengo…gli adolescenti?

200.000 anni fa: Mammut, scuola di vita
Nelle vallate della Germania preistorica, quando lo smartphone sarebbe diventato un comodo attrezzo da cucina (mi vengono in mente il pestello e lo sbatti-carne), arrivava quel momento che, se rimasto in vigore tutt’ora, avrebbe anticipato la beat generation di almeno 350 anni: prendi la lancia e vai a caccia. Adesso non si pensi che fosse tutta questa pacchia poter impersonare Rambo nelle innevate foreste del Paleolitico. Uno può fare lo spaccone quanto vuole con una lancia in mano ma poi lo vede da solo che la tigre dai denti a sciabola che sta correndo verso di lui non ha proprio quell’espressione così espansiva e amichevole.

Tant’è che i Preistoric Teens dovettero sviluppare alcune tecniche venatorie professionali…o non proprio:

  • La mossa “Opossum Dott.House”: il fanciullo si fingeva morto o affetto da qualche malattia, come l’influenza mammuttina  o il morbo di Cro-Magnon, in modo da attirare il predatore con il consumo di meno calorie possibili.
  • La mossa “Sborone a.C.”: il cacciatore pubescente, armato con lancia e  torcia, correva incontro all’animale con fare serio e con una buona dose di sex appeal, sperando di impressionare la fauna locale con le sue movenza alla John Travolta. Spesso questa tecnica era relegata alle situazioni più disperate, fino a quando non scoprirono che i predatori più che scappare morivano dal ridere…letteralmente.
  • La mossa “Lo faccio domani”: per tutti gli antropologi la più diffusa al tempo dell’Homo Sapiens Sapiens, essa consisteva nel fingersi ammalati per non andare a caccia, soprattutto durante gli esami di fine Era Glaciale, quando i veterani professori chiedevano ai ragazzi di cacciare Mammut albini e Tigri dai denti a sciabola affette da idrofobia e sotto effetto di birre a lunga fermentazione.

– Gregorio, alza quelle chiappe molli dalla sedia e traslati alla lavagna per l’interrogazione di fisica, immediatamente! Prendi la calcolatrice e vai a far di conto!-, esclama la prof.

Oh no, e adesso che faccio? Pensa pensa pensa… ci sono! Opterò per l’“Opossum Dott.House”: classico, pulito, senza onta per la mia casata. Ma domani cercherò di simulare una colite nervosa di tutto rispetto, così rimango a casa.

– Fine parte prima –

*Alcune note:

-Per il titolo ho deciso di adottare una frase spartana riadattandola ai tempi: in origine era “Torna con il tuo scudo o sopra di esso”, ovvero torna vincitore o morto.
-Qualunque riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Il professore è frutto di immaginazione…forse. Non indagate.

                                                                          Gregorio, l’inviato pigro 

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Adolescenti vintage

Questa è una rubrica per uomini e donne coraggiosi, di quelli che non devono chiedere mai. Qui ci si mette a nudo perché attraverso il ricordo di certi fatti accaduti a noi (in un’altra era) possiamo guardare con indulgenza gli adolescenti di oggi. Insomma…le studiamo proprio tutte per sopravvivere eh?

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Massimo

L’adolescenza… il periodo in cui ti senti invulnerabile, quello delle emozioni più intense e delle esperienze più vere…

Breve bio: figlio di una maestra elementare, forse per questo usa un tono di voce sopra la media. Se vi telefona mentre siete in ufficio, non fatevi raccontare un segreto altrimenti tutti i colleghi del piano verranno a saperlo. Oggi non c’è particella di ossigeno che possa viaggiare per il paese senza che lui lo sappia. Anche quelle del bicchiere d’acqua gasata che state bevendo.
E chissà se quando se ne stava pigramente coricato sugli zaini degli amici avrebbe mai pensato di diventare un maratoneta da grande?

Gregorio presenta: Gregorio

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Il primo dei “Dispacci di un inviato pigro”!

Gregorio, l’imputato, è un soggetto contraddittorio. Fiero fruitore di poltrone imbottite, si vanta di aver attraversato mari e monti, ma la verità è che ne ha solo letto sui libri. Molti bisbigliano che possa essere il clone di Salgari.

E’ famoso per mantenere la calma anche nelle situazioni più critiche, ma la realtà è che cela la titanica strizza dietro un atteggiamento da agente segreto.

Fiero della pancetta da Yak che nasconde nelle sue orribili camicie quadrettate, è tuttavia in grado di depistare e sconfiggere i suoi rivali in gare di nuoto che lo lasciano boccheggiante come una carpa al sole.

Per tutti un grande filosofo, ma non ha ancora capito come la sua pigrizia possa essere sembrata al mondo una qualche forma particolare di ascetismo panteistico. Quando è in malattia prova ad essere  coraggioso, ma si ritrova sdraiato sul letto ad implorare una tachipirina, una delle divinità maggiori presenti nel suo pantheon. Strenuo difensore de “Il Signore degli Anelli” e di tutto ciò che riguardi il fantasy, nonché fan del Ragionier  Fantozzi, del quale si sente discepolo ed erede, Gregorio ha seri problemi con le nuove tecnologie e una scarsa affinità con il social media, di molti dei quali ignora ancora l’esistenza, ritenendoli “funghi invasori” o qualche altra bizzarra e perniciosa forma di vita.

I suoi amici lo chiamano in molti modi differenti tra cui Gandalf o Papa Gregorio, per involontarie citazioni religiose, ma perlopiù è conosciuto come un arzillo vecchietto di diciassette anni che gioca a scacchi con mediocri risultati lamentandosi delle condizioni atmosferiche incostanti.

Viktorio

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Fine giugno. In Inghilterra per la prima volta.
Mia nipote al telefono mi aveva avvertita, zia fa freddo portati un maglione. Io, parente malefica, ho pensato, la solita bambina freddolosa.
Invece aveva ragione, mi sono messa addosso tutto quello che avevo nel borsone. O meglio, metto e tolgo strati come una pazza.

Dopo aver visto un po’ di tradizionali luoghi turistici, preso il tè delle cinque e scattate rigorosamente le foto ricordo, l’ultimo giorno visita guidata di un campus universitario nel mezzo della campagna inglese. Bellissime nuvolone bianche fino all’orizzonte.

Punto di partenza è la piazza centrale dell’università. Genitori e ragazzi di ogni genere e tipo. Cielo terso, quei raggi di sole che ti pungono, togli la sciarpina. Breve presentazione di un’insegnante allegra e squillante, che poi divide sommariamente a gruppetti i suoi ascoltatori per far proseguire la visita in giro per il campus. Ogni gruppo è guidato da uno studente dell’università, maglietta nera e targhetta con nome e cognome.

Il nostro cicerone leggo che si chiama Viktorio, il cognome come un codice fiscale, non saprei proprio a quale lingua o paese ricondurlo. Lui è un ragazzone. Capelli e occhi neri come la maglietta che indossa. Se avesse tre anni lo definiresti un patatone, ma poichè ha già finito il secondo anno all’univeristà… beh allora direi un gigante buono o un orso bruno.

Nel gruppo una dozzina di adolescenti, qualche papà ed un’altra mamma oltre a me.

Quando il nostro eroe comincia a parlare…. cioè, comincia a cercare di parlare, tutti, indifferentemente dall’età rimaniamo sbigottiti. Il dono dei ciceroni dovrebbe essere la loquacità, no?
Lui decisamente no, il dono non ce l’ha. Ogni parola si incastra lì prima di uscire, e poi faticosamente scivola fuori, e si dovrebbe incolonnare a quella uscita precedentemente per alimentare quel meccanismo che si chiama formare una frase; ma è passato così tanto tempo dalla parola precedente, che chi se la ricorda più.
Inizia a piovere. Eravamo talmente presi dal filo della frase, perché dire “del discorso” questa volta è proprio una parola grossa, che non ci siamo neanche accorti che erano arrivate nuove nuvole, belle nere anche loro. Mettiti la giacchetta.

Il povero Vik se alza il braccio per indicarci una direzione deve interrompere il tentativo di partorire parole, perché due cose insieme proprio non si fanno. Tutti al riparo, piove più forte. Intanto gli altri gruppi ci hanno già superato da un bel pezzo, cinguettando veloci in mezzo ai vari edifici. To’! Un raggio di sole. Che caldo con ‘sto maglione.

Il nostro eroe pare leggermente più spedito.
Le proviamo tutte per farlo sentire più a suo agio, noi mamme. Perchè non importa da che paese vieni, ma l’istinto è sempre l’istinto. Se sapessimo dove stanno sta benedetta mensa e il teatro, lo diremmo noi così volentieri al posto tuo caro Viktorietto. Così, velocemente, agitando istericamente le nostre braccette, che tanto siamo abituate a girare l’impasto della torta e contemporaneamente con la testa piegata ci inchiodiamo il cellulare alla spalla e riusciamo a spettegolare delle mezze ore senza interruzioni. La contemporaneità è il nostro mestiere.
E invece siamo lì che pendiamo dalle sue labbra e tribolate aneliamo all’uscita della prossima parola.

Uuuh che vento forte adesso! Rimettiti ‘sta sciarpina. E poi che ero malefica l’avevo già scritto nelle prime righe, giusto per rinfrescare la memoria, lo sottolineo.
In questa università non faranno mai esami orali, solo scritti, penso. L’amico Vik ha finito il secondo anno, sarà sicuramente forte nella composizione. Già mi sono pentita di averlo pensato, ma è più forte di me. Uffa piove di nuovo, anche più forte, il cielo completamente nero.

Lentamente andiamo avanti, ma tutto migliora, noi ci abituiamo un po’, qualche esercizio zen fa sempre bene. Ma chi l’aveva detto poi che la visita dovesse durare poco. Cicerone ci prende un po‘ la mano e inizia a tirare fuori il suo sarcasmo, su tutte le cose ha un punto di vista un po‘ inusuale, e poi fa una risata timida, troppo tenero. Uuuuh che bel cielo blu adesso, presto in maniche corte che si crepa dal caldo!

Ultima tappa, in questa piazzetta, da cui si possono vedere diverse facoltà…. fulmini e saette, corriamo tutti nell’atrio.

Il mitico Viktorio si scusa se la visita dobbiamo concluderla così dentro ad un palazzo invece che nel giardino, è proprio un peccato e conclude così: today the weather is moody, very much teenlike. Oggi il tempo è lunatico, molto simile ad un adolescente.

Viktorio ti adoro!!!